Tre giorni a San Francisco bastano per vedere la città e uscirne due volte. Il primo giorno è quello delle icone. Il secondo va su un’isola in mezzo alla baia: Alcatraz, che è stata un forte, un carcere militare, la prigione federale più dura d’America e infine, per diciannove mesi, un territorio occupato dai nativi americani — ed è quest’ultima storia, che quasi nessuno conosce, la parte migliore della visita. Il terzo attraversa il ponte e va fra le sequoie, che sono gli alberi più alti del mondo e crescono a mezz’ora dalla città.
Un colore per giornata. Il terzo giorno si attraversa il ponte verso nord, e si torna in traghetto.
9 km · dalle 9 alle 22 · è l’itinerario da un giorno, senza tagli

Colazione al Ferry Building, poi la Chinatown più antica del Nord America con la fabbrica di biscotti della fortuna nel vicolo. A metà giornata una corsa in cable car e i tornanti di Lombard Street; pomeriggio a piedi sul Golden Gate, con la giacca. Sera alle Painted Ladies di Alamo Square e cena nel Mission o a North Beach.
7 km · 2 tappe · dalle 9 alle 22 · il traghetto parte dal molo 33
Tempo 4 ore, traghetto compreso · Biglietto circa 47 $ con audioguida · DA PRENOTARE con settimane di anticipo

Alcatraz sta a due chilometri e mezzo dalla riva, in una baia dove l’acqua sta sui dodici gradi e la corrente è forte. Fu forte militare, poi carcere militare, e dal 1934 al 1963 la prigione federale di massima sicurezza dove finivano i detenuti che gli altri penitenziari non riuscivano a tenere: ci passarono Al Capone, Machine Gun Kelly e Robert Stroud, l’«uomo degli uccelli».
La visita si fa con un’audioguida molto ben fatta, montata sulle voci di ex detenuti ed ex guardie: si percorrono i bracci, la mensa, il cortile e le celle di isolamento. Una cosa che colpisce è che dal cortile si vede la città, vicinissima: i detenuti raccontavano che nelle notti di capodanno arrivava il rumore delle feste dallo Yacht Club, ed era la parte peggiore della pena.
Ufficialmente nessuno è mai evaso. Nel giugno 1962 però tre uomini — Frank Morris e i fratelli Anglin — scavarono per mesi i condotti dell’aria con cucchiai e un trapano ricavato da un aspirapolvere, lasciarono nei letti teste di cartapesta con capelli veri presi dal barbiere e sparirono su una zattera di impermeabili. Non furono mai trovati, né vivi né morti, e il caso è formalmente ancora aperto.
La parte che quasi nessuno si aspetta viene dopo la chiusura: dal novembre 1969 al giugno 1971, per diciannove mesi, l’isola fu occupata da un gruppo di nativi americani che ne rivendicavano il possesso in base a un trattato che assegnava alle tribù le terre federali abbandonate. L’occupazione ebbe un’enorme eco e contribuì a cambiare la politica degli Stati Uniti verso i nativi. Le scritte rosse di allora sono ancora sui muri, e sono state deliberatamente conservate nel restauro.
I biglietti si vendono solo sul sito ufficiale del concessionario e si esauriscono settimane prima, in alta stagione anche due mesi. Diffidate dei rivenditori che li offrono a prezzo maggiorato. Se non trovate posto, il giro in traghetto attorno all’isola è il ripiego.
Tempo 4 ore · Coit Tower circa 11 $ per l’ascensore · Filbert Steps gratis, ma sono 400 gradini
North Beach è il quartiere italiano, e lo è ancora nei bar e nelle panetterie. Negli anni Cinquanta è stato il quartier generale della Beat Generation: la libreria City Lights, fondata da Lawrence Ferlinghetti nel 1953, fu la prima libreria americana a vendere solo tascabili, e nel 1957 Ferlinghetti fu processato per oscenità per aver pubblicato Urlo di Ginsberg. Vinse, e quella sentenza allargò la libertà di stampa negli Stati Uniti. La libreria è ancora aperta ed è monumento cittadino.
Sopra il quartiere sta la Coit Tower, una torre bianca del 1933 costruita con il lascito di Lillie Hitchcock Coit, che da ragazza era stata adottata come mascotte da una compagnia di pompieri volontari. La leggenda che abbia la forma di una lancia antincendio è smentita dalla famiglia, ma resiste. Dentro, al piano terra, ci sono ventisette affreschi dipinti nel 1934 da artisti pagati dal programma pubblico contro la disoccupazione: raccontano la California del lavoro, e alcuni furono giudicati così di sinistra che l’inaugurazione fu rimandata di mesi. Sono gratuiti.
Per scendere non prendete la strada ma le Filbert Steps: una scalinata di legno fra i giardini privati e le case sospese sul fianco della collina, dove vivono i pappagalli selvatici di Telegraph Hill, discendenti di esemplari domestici fuggiti negli anni Novanta. Ci hanno fatto un documentario.
6 km · 3 tappe · dalle 8:30 alle 21 · si attraversa il ponte verso nord
Tempo 3 ore · Ingresso circa 15 $ · Parcheggio o navetta OBBLIGATORI da prenotare · 45 minuti da San Francisco

Attraversato il ponte, mezz’ora dopo si è dentro un bosco di sequoie costiere alte fino a ottanta metri e vecchie fino a ottocento anni. La Sequoia sempervirens è l’albero più alto del mondo, e questi esemplari sopravvivono qui per un motivo preciso: le radici arrivano alla falda, ma d’estate l’acqua non basterebbe, e gli alberi la assorbono direttamente dalla nebbia che sale dall’oceano, attraverso le foglie.
Il bosco si è salvato per caso: nel 1908 un industriale, William Kent, lo comprò per impedirne il taglio e lo donò allo Stato, chiedendo che portasse il nome di John Muir, il naturalista che aveva fondato il movimento dei parchi nazionali. Muir gli scrisse che era «la migliore azione da uomo del bosco» di tutta la California.
Si cammina su passerelle di legno lungo il torrente, con anelli da mezz’ora a due ore. Il silenzio è totale e il posto ha regole rigide sul rumore. Attenzione: dal 2018 sia il parcheggio sia la navetta vanno prenotati in anticipo, e senza prenotazione non si entra, nemmeno a piedi.
Tempo 3 ore · Traghetto circa 14 $ · 20 minuti da Muir Woods
Sausalito è il paese sulla sponda nord della baia, con le case a gradoni sulla collina, le barche e la vista frontale su San Francisco. Ha una particolarità: una comunità di case galleggianti, alcune stravaganti, nata dopo la seconda guerra mondiale quando i cantieri navali chiusero e gli operai rimasero a vivere sugli scafi; negli anni Settanta ci furono anche scontri con la polizia per gli sgomberi. Oggi è un quartiere a tutti gli effetti e si visita camminando sui pontili pubblici.
Il modo giusto di tornare in città è il traghetto: passa sotto il Golden Gate, gira attorno ad Alcatraz e arriva al Ferry Building con lo skyline davanti. Costa poco più di un biglietto dell’autobus ed è una delle cose migliori del viaggio.
Tempo 3 ore con la cena · Parco gratis, de Young circa 20 $ · Autobus 5 o 7
Il Golden Gate Park è più grande di Central Park — quattro chilometri di lunghezza — ed è interamente costruito su dune di sabbia: alla fine dell’Ottocento questa era una distesa sterile che tutti ritenevano impossibile da piantumare. Ci riuscì un giardiniere scozzese, John McLaren, che lo diresse per cinquantatré anni, fino alla morte a novantasei.
Dentro ci sono il giardino giapponese più antico degli Stati Uniti, del 1894, dove secondo la tradizione furono serviti i primi biscotti della fortuna d’America; il de Young Museum, con la torre panoramica ad accesso gratuito; la California Academy of Sciences, che ha un tetto vivente coperto d’erba con dentro un acquario, un planetario e una foresta tropicale sotto una cupola; e la Conservatory of Flowers, una serra vittoriana di vetro bianco del 1879.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Alcatraz con traghetto e audioguida | circa 47 $ |
| Cable car, una corsa | circa 8 $ |
| Coit Tower | circa 11 $ |
| Muir Woods: ingresso e navetta | circa 30 $ |
| Traghetto da Sausalito | circa 14 $ |
| de Young Museum | circa 20 $ |
| Golden Gate a piedi, Chinatown, parchi, affreschi della Coit Tower | gratis |
| Trasporti urbani, 3 giorni | circa 18 $ |
| Pasti, 3 giorni | 170-270 $ |
| Totale | circa 320-420 $ a persona |
Cifre di riferimento ad agosto 2026, in dollari. La voce da programmare per prima non è una spesa ma una prenotazione: i biglietti per Alcatraz si esauriscono con settimane di anticipo, e senza quelli il secondo giorno va riscritto.
Sì, ed è il taglio giusto: uno per la città, uno per Alcatraz e le colline, uno per le sequoie e il parco. La città è piccola — undici chilometri per undici — e con tre giorni si vede bene. Con cinque si aggiungono le cantine e la costa verso sud.
Settimane, spesso due o tre, e in alta stagione anche due mesi. È la prenotazione più difficile della città e si fa solo sul sito ufficiale del concessionario. Se non trovate posto, resta il giro in traghetto attorno all’isola, che però non sbarca.
Ufficialmente sì. Nel giugno 1962 però tre detenuti scavarono i condotti dell’aria con dei cucchiai, lasciarono nei letti teste di cartapesta con capelli veri e sparirono su una zattera di impermeabili: non sono mai stati ritrovati, né vivi né morti, e il caso è formalmente ancora aperto.
Dal novembre 1969 al giugno 1971 l’isola, ormai chiusa come carcere, fu occupata per diciannove mesi da un gruppo di nativi americani che la rivendicavano in base a un trattato sulle terre federali abbandonate. L’eco fu enorme e contribuì a cambiare la politica federale. Le scritte rosse di allora sono ancora sui muri, conservate apposta.
Sì, e sorprende molti: dal 2018 il parcheggio o la navetta vanno prenotati in anticipo, e senza prenotazione non si entra nemmeno arrivando a piedi. Serve a limitare il numero di visitatori: il bosco è piccolo e fragile.
Perché vivono di nebbia: d’estate l’acqua del terreno non basterebbe, e questi alberi la assorbono direttamente dalla nebbia oceanica attraverso le foglie. È il motivo per cui la Sequoia sempervirens cresce solo su questa fascia costiera, e ci diventa l’albero più alto del mondo.
Sì, e non tanto per la vista: al piano terra ci sono ventisette affreschi del 1934, dipinti da artisti pagati dal programma pubblico contro la disoccupazione, che raccontano la California del lavoro. Alcuni furono giudicati troppo politici e l’inaugurazione slittò di mesi. Gli affreschi sono gratuiti; si paga solo l’ascensore.
In traghetto, ed è il modo migliore: passa sotto il Golden Gate, gira attorno ad Alcatraz e arriva al Ferry Building con lo skyline di fronte. Costa circa quattordici dollari, poco più di un biglietto dell’autobus, ed è una delle cose più belle di tutto il viaggio.
La libreria fondata da Lawrence Ferlinghetti nel 1953 a North Beach, prima libreria americana di soli tascabili e quartier generale della Beat Generation. Nel 1957 Ferlinghetti fu processato per oscenità per aver pubblicato Urlo di Ginsberg: vinse, e la sentenza allargò la libertà di stampa negli Stati Uniti. È ancora aperta.
Fra 320 e 420 dollari a persona senza alloggio. La città è cara sul dormire ma le giornate costano poco: il Golden Gate, i parchi, Chinatown e gli affreschi della Coit Tower sono gratuiti, e la spesa maggiore è il biglietto per Alcatraz.
Agosto 28, 2026