San Francisco è l’esatto contrario di Los Angeles: sta tutta dentro una punta di penisola di undici chilometri per undici, si gira a piedi e con i mezzi pubblici, e l’auto è più un problema che una soluzione. In compenso ha le colline: quarantaquattro, alcune con pendenze del trenta per cento, e per questo esistono ancora i cable car, i tram tirati da un cavo d’acciaio che corre sotto la strada. In una giornata ci stanno il ponte rosso, un’isola-prigione in mezzo alla baia, la Chinatown più antica d’America e una fila di case vittoriane che avete già visto in televisione.
Si attraversa la città da est a ovest: il ponte è l’unica tappa che richiede un autobus.
3 km · 2 tappe · dalle 9 alle 12:30 · in salita
Tempo 1 ora e mezza · Gratis · Mercato contadino martedì, giovedì e sabato
Si comincia sull’acqua, al Ferry Building del 1898, con la torre dell’orologio copiata dalla Giralda di Siviglia. Prima che ci fossero i ponti, di qui passavano cinquantamila persone al giorno: era lo scalo passeggeri più trafficato del mondo dopo Charing Cross. Poi arrivarono il Bay Bridge e il Golden Gate, i traghetti si svuotarono e negli anni Cinquanta ci costruirono davanti una sopraelevata a due piani che lo nascose per quarant’anni.
La sopraelevata è sparita per un motivo preciso: il terremoto di Loma Prieta del 1989 la danneggiò, e la città decise di non ricostruirla. Al suo posto c’è il lungomare dell’Embarcadero, con le palme e il tram storico. Dentro il Ferry Building oggi c’è un mercato coperto di produttori: è il posto giusto per la colazione.
Tempo 2 ore · Gratis · si entra dalla Dragon Gate, su Grant Avenue · 15 minuti a piedi, in salita

La Chinatown di San Francisco è la più antica del Nord America — esiste dal 1848 — e la più grande comunità cinese fuori dall’Asia. Ha una storia dura: dopo il terremoto e l’incendio del 1906, che la rasero al suolo, la città voleva spostarne gli abitanti fuori dai confini urbani, in una zona paludosa. La comunità reagì ricostruendo in fretta e in uno stile deliberatamente «cinese» — tetti a pagoda, lanterne, colori — che in Cina non esisteva: era architettura pensata per i turisti americani, e funzionò. Il quartiere restò dov’era.
Da vedere, oltre alla via principale: il vicolo Ross, dove c’è una piccola fabbrica di biscotti della fortuna in cui si vedono piegare a mano le cialde calde — e a proposito, i biscotti della fortuna non sono cinesi: furono inventati in California da immigrati giapponesi a inizio Novecento; il Waverly Place con i templi ai piani alti e i balconi dipinti; e la Portsmouth Square, che la mattina si riempie di anziani che giocano a carte e fanno tai chi.
3 km · 2 tappe · dalle 12:30 alle 16 · pranzo compreso
Tempo 1 ora e mezza · Corsa singola circa 8 $ · Capolinea Powell & Market, con coda

I cable car di San Francisco sono l’ultimo sistema al mondo di questo tipo ancora in servizio, e sono un monumento nazionale in movimento. Non hanno motore: sotto la strada corre in continuo un cavo d’acciaio a quindici chilometri all’ora, e il conducente aggancia e sgancia la vettura con una leva. Furono inventati nel 1873 da Andrew Hallidie, che secondo la tradizione ebbe l’idea dopo aver visto dei cavalli scivolare e morire trascinando un tram su una salita bagnata.
Al capolinea di Powell Street c’è sempre coda: si può salire a una fermata successiva, se c’è posto, oppure prendere la linea California Street, molto meno turistica e quasi sempre libera.
La linea Powell-Hyde passa vicino a Lombard Street, il tratto famoso con gli otto tornanti fra le aiuole di ortensie. Anche qui una precisazione onesta: non è la strada più tortuosa della città — quel primato spetta a Vermont Street, a Potrero Hill, che però nessuno visita. I tornanti furono creati nel 1922 per un motivo pratico: la pendenza naturale del ventisette per cento era troppo ripida per le automobili dell’epoca.
Tempo 1 ora e mezza · Gratis · i leoni marini stanno al molo 39
Fisherman’s Wharf è molto turistico e va preso per quello che è: negozi di souvenir, ristoranti di pesce cari e il pane a lievitazione naturale servito dentro come scodella per la zuppa di vongole. Due cose però valgono:
Da qui partono i traghetti per Alcatraz, che è la tappa principale del secondo giorno e va prenotata con settimane di anticipo.
3 km · 1 tappa · dalle 16 alle 19 · autobus dal centro
Tempo 2 ore e mezza · Passaggio a piedi gratuito · Autobus 28 o 76X · portate una giacca: sul ponte c’è sempre vento

Il Golden Gate Bridge fu inaugurato nel 1937 e per ventisette anni è stato il ponte sospeso più lungo del mondo: 1.280 metri di campata centrale, torri alte 227 metri. Attraversa lo stretto per cui i venti e le correnti erano ritenuti proibitivi, ed è considerato uno dei capolavori dell’ingegneria del Novecento.
Il colore non è una scelta estetica casuale: la Marina militare voleva dipingerlo a strisce gialle e nere perché fosse visibile nella nebbia. L’architetto consulente Irving Morrow notò che il minio antiruggine arancione con cui arrivavano le travi si intonava benissimo alle colline e all’acqua, e riuscì a farlo adottare come colore definitivo. Si chiama international orange, e viene riverniciato in continuo da una squadra di pittori che non finisce mai.
Durante la costruzione, Joseph Strauss fece tendere sotto il ponte una rete di sicurezza, una cosa mai fatta prima: salvò diciannove operai, che fondarono un club scherzoso, l’Halfway to Hell Club. Undici uomini morirono comunque, dieci in un solo crollo quando la rete cedé.
Si cammina sul marciapiede est, aperto ai pedoni: attraversarlo tutto e tornare richiede circa un’ora e mezza. I punti migliori per la fotografia sono i belvedere del lato cittadino e, per chi ha un mezzo, Battery Spencer dall’altra parte.
La nebbia è una presenza fissa: entra dall’oceano nel pomeriggio, soprattutto in luglio e agosto, e può cancellare completamente il ponte. Non è sfortuna, è il clima: i locali le hanno perfino dato un nome, Karl. Il mattino presto ha spesso più probabilità di cielo libero.
2 km · 1 tappa · dalle 19 alle 22
Tempo 3 ore con la cena · Gratis · Autobus 5 o 21

Sul lato est di Alamo Square c’è la fila di sei case vittoriane che tutti conoscono senza sapere perché: sono le Painted Ladies, costruite fra il 1892 e il 1896, e stanno nella sigla di una serie televisiva americana degli anni Ottanta vista in mezzo mondo. Dietro di loro si vedono i grattacieli del centro, e il contrasto è la fotografia.
Il termine painted ladies nacque negli anni Sessanta, quando un movimento di restauro cominciò a ridipingere le vittoriane con tre o più colori per esaltarne i dettagli: nel dopoguerra molte erano state coperte di vernice grigia militare in blocco. San Francisco ne ha oltre quattordicimila: quelle di Alamo Square sono solo le più fotografate.
Poco più a nord c’è Haight-Ashbury, l’incrocio che nel 1967, durante la Summer of Love, richiamò centomila giovani da tutti gli Stati Uniti: oggi è una strada di negozi di dischi, vestiti usati e insegne psichedeliche, metà autentica e metà ricostruita per i visitatori.
Per la cena, tre zone che valgono più del lungomare: il Mission District, dove sono nati i burritos in stile Mission e ci sono i murales; Hayes Valley, accanto ad Alamo Square; e la North Beach, che è il quartiere italiano, con i caffè storici dei beat e la libreria City Lights di Ferlinghetti, aperta fino a tardi.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Corsa in cable car | circa 8 $ |
| Trasporti pubblici, giornaliero | circa 6 $ |
| Golden Gate a piedi, Chinatown, Alamo Square, leoni marini | gratis |
| Colazione al Ferry Building | 12-20 $ |
| Pranzo | 18-30 $ |
| Cena | 35-60 $ |
| Totale | circa 80-125 $ a persona |
Cifre di riferimento ad agosto 2026, in dollari. San Francisco è cara sull’alloggio ma la giornata in sé costa poco, perché quasi tutto quello che si vede è all’aperto e gratuito. Il cable car si paga a corsa e non è compreso nel biglietto giornaliero normale: una corsa basta e avanza.
Il sistema si chiama Muni e mette insieme autobus, filobus, tram moderni, i tram storici della linea F — vetture d’epoca vere, arrivate da Milano, Roma, Filadelfia e altre città, ognuna nella livrea originale — e i tre cable car. Il biglietto singolo costa circa 2,75 dollari, il giornaliero sui sei; il cable car si paga a parte, circa otto dollari a corsa.
Non noleggiate l’auto per la città: i parcheggi sono cari e scarsi, i furti dai finestrini sono un problema serio e reale, e c’è una regola locale che sorprende gli stranieri — sulle strade in pendenza è obbligatorio girare le ruote verso il marciapiede quando si parcheggia, e la multa arriva davvero.
La città si cammina, ma le colline sono vere: alcune strade hanno pendenze del venticinque-trenta per cento. Conviene programmare i percorsi in modo da salire con i mezzi e scendere a piedi, non il contrario.
Per le icone sì: il ponte, i cable car, Chinatown e le Painted Ladies stanno in una giornata, perché la città è piccola. Restano fuori Alcatraz, che richiede mezza giornata e va prenotata, i musei e le sequoie: sono il secondo e il terzo giorno.
No, anzi è sconsigliata: parcheggi cari e scarsi, e i furti dai finestrini sono un problema reale. La città si gira a piedi e con il Muni. Se parcheggiate su una strada in pendenza, ricordate che girare le ruote verso il marciapiede è obbligatorio.
Non ha motore: sotto la strada scorre in continuo un cavo d’acciaio a quindici chilometri all’ora, e il conducente aggancia e sgancia la vettura con una leva. È l’ultimo sistema del genere ancora in servizio al mondo, inventato nel 1873. Costa circa otto dollari a corsa, a parte rispetto al biglietto normale.
Non salite al capolinea di Powell & Market, dove la fila può durare un’ora: salite a una fermata successiva, se c’è posto, oppure prendete la linea California Street, che è molto meno turistica e quasi sempre libera.
Perché l’architetto consulente Irving Morrow notò che il minio antiruggine con cui arrivavano le travi si intonava alle colline e all’acqua, e riuscì a farlo adottare. La Marina militare lo voleva a strisce gialle e nere per la visibilità nella nebbia. Il colore si chiama international orange.
Sì, il marciapiede est è aperto ai pedoni ed è gratuito. Attraversarlo tutto e tornare richiede circa un’ora e mezza. Portate una giacca: sul ponte c’è sempre vento, anche nelle giornate calde in città.
Perché l’aria calda dell’entroterra risucchia la nebbia fredda dall’oceano attraverso lo stretto: luglio e agosto sono i mesi più nebbiosi e freddi dell’anno in città. I mesi migliori sono settembre e ottobre. I locali chiamano la nebbia Karl.
No: furono inventati in California da immigrati giapponesi a inizio Novecento e in Cina non esistono. A Chinatown, nel vicolo Ross, c’è una piccola fabbrica dove si vedono piegare a mano le cialde calde.
No, e non è nemmeno la più tortuosa della città: quel primato spetta a Vermont Street, a Potrero Hill, che però non visita nessuno. Gli otto tornanti di Lombard furono creati nel 1922 perché la pendenza naturale del ventisette per cento era troppo ripida per le auto dell’epoca.
Le zone di questo itinerario sono frequentate e normali. Due avvertenze concrete: non lasciate mai nulla in vista in auto, nemmeno per cinque minuti, perché i furti dai finestrini sono frequentissimi; e il quartiere del Tenderloin, subito a ovest di Union Square, ha problemi sociali visibili e conviene aggirarlo, soprattutto la sera.
Agosto 28, 2026