Montreal è la città nordamericana che agli europei somiglia di più, e non è un caso: è la seconda città francofona del mondo dopo Parigi, ha una città vecchia con le strade di ciottoli del Seicento e mangia meglio di quasi tutta l’America del Nord. Sta su un’isola in mezzo al San Lorenzo, con una collina in mezzo — il Mont Royal, che dà il nome a tutto — e una regola urbanistica che nessuno ha mai infranto: nessun edificio può superare la croce sulla cima. In un giorno ci stanno la città vecchia, una basilica che dentro è blu, la collina e i quartieri dove si vive davvero.
Si sale dalla riva del fiume alla collina e si scende dall’altra parte, nei quartieri.
3 km · 2 tappe · dalle 9 alle 12:30 · ciottoli, quindi scarpe comode
Tempo 2 ore · Gratis · Metro Place-d’Armes o Champ-de-Mars

La Vecchia Montreal è il pezzo di città nato nel 1642 come Ville-Marie, una missione cattolica francese fondata per convertire gli irochesi. Ha le strade strette di ciottoli, i palazzi di pietra grigia e le insegne in francese: se non fosse per i grattacieli che spuntano dietro, potrebbe essere una città di provincia della Normandia.
Il percorso: Place Jacques-Cartier in salita, con i musicisti di strada e le terrazze; il Marché Bonsecours, l’edificio neoclassico con la cupola d’argento, che è stato mercato, municipio e per qualche anno parlamento del Canada; e la cappella di Notre-Dame-de-Bon-Secours, la «chiesa dei marinai», con le barchette votive appese al soffitto e una terrazza sul campanile da cui si vede il porto.
Si finisce sul Vieux-Port, il lungofiume riconvertito a passeggiata: c’è una ruota panoramica, ci sono i pattini a rotelle d’estate e il pattinaggio sul ghiaccio d’inverno. Da qui si vede il San Lorenzo, che è enorme: è la via d’acqua che ha fatto esistere questa città, perché qui le rapide di Lachine fermavano le barche e bisognava scaricare.
Tempo 1 ora · Biglietto circa 16 $ canadesi · Chiusa ai visitatori durante le funzioni

Da fuori la basilica di Notre-Dame è un edificio neogotico severo, di pietra grigia, del 1829. Dentro è una delle chiese più sorprendenti d’America: la volta è blu notte con migliaia di stelle dorate, le colonne sono dipinte, e l’altare è illuminato da dietro. Non è marmo: è tutto legno intagliato e dipinto, perché il marmo qui non c’era e costava troppo portarlo.
Le vetrate non raccontano storie della Bibbia ma la storia religiosa di Montreal, cosa rarissima. E l’architetto, James O’Donnell, era un protestante irlandese di New York: si convertì al cattolicesimo alla fine dei lavori ed è l’unica persona sepolta nella cripta.
Qui si sono sposati Céline Dion, nel 1994, e si sono celebrati i funerali di stato di Maurice Richard, il grande giocatore di hockey. Se ci siete di sera, lo spettacolo di luci Aura proietta immagini sulle volte: molto turistico, ma tecnicamente notevole.
2 km · 1 tappa · dalle 12:30 alle 15 · pranzo compreso
Tempo 2 ore e mezza con il pranzo · Gratis · Metro Bonaventure o McGill
Il centro moderno di Montreal ha una cosa che nessuno si aspetta: sotto i suoi piedi c’è un’altra città. La ville souterraine, la città sotterranea, è una rete di trentadue chilometri di gallerie pedonali che collegano stazioni della metropolitana, centri commerciali, università, alberghi, uffici e sale da concerto. Ci passano mezzo milione di persone al giorno.
Nacque negli anni Sessanta, con la costruzione di Place Ville-Marie, per una ragione ovvia una volta detta: qui l’inverno dura cinque mesi e arriva a venti sotto zero. Sotto terra si va all’università, si fa la spesa e si va a teatro senza mettere il cappotto. D’estate serve meno, ma resta il modo più rapido di attraversare il centro, e ci si perde volentieri.
Sopra, in superficie: la rue Sainte-Catherine, la strada commerciale, e il campus della McGill University, che è un parco alberato ai piedi della montagna. Per il pranzo, due cose da provare almeno una volta: il bagel di Montreal, più piccolo e dolce di quello di New York, bollito nell’acqua e miele e cotto in forno a legna, e la poutine, patatine fritte con formaggio a pasta filata fresco e salsa di carne, che è il piatto nazionale del Quebec e va provata sapendo che è pesante.
3 km · 1 tappa · dalle 15 alle 18 · con una salita di duecento metri di dislivello
Tempo 3 ore · Gratis · A piedi dal centro, oppure autobus 11 fino in cima

Il Mont Royal è una collina di 233 metri in mezzo all’isola, e a Montreal la chiamano la montagna. Il parco fu disegnato nel 1876 da Frederick Law Olmsted, lo stesso di Central Park: la sua idea era che il visitatore salisse lentamente, con il paesaggio che cambia, senza mai vedere la meta prima di arrivarci. Il comune gli tagliò il budget e il progetto fu realizzato solo in parte, ma l’impianto si riconosce.
Si sale a piedi dal centro in quaranta minuti, per un sentiero e una lunga scalinata, oppure con l’autobus. In cima c’è il belvedere Kondiaronk, davanti al chalet, e da lì si vede tutta la città con i grattacieli, il fiume e, nelle giornate limpide, le montagne degli Stati Uniti all’orizzonte.
La croce illuminata sulla cima è alta trenta metri ed è là dal 1924: ricorda una croce di legno piantata nel 1643 dal fondatore della città come voto, dopo che un’alluvione risparmiò la missione. Ed è il motivo della regola più nota di Montreal: nessun edificio può essere più alto della montagna, il che tiene i grattacieli sotto i duecento metri e dà alla città uno skyline basso e ordinato.
La domenica pomeriggio d’estate, ai piedi della montagna, si tengono i tam-tams: centinaia di persone con i tamburi attorno al monumento a George-Étienne Cartier, gente che balla, mercatini. Va avanti spontaneamente dagli anni Settanta ed è una delle cose più belle della città.
2 km · 1 tappa · dalle 18 alle 22
Tempo 4 ore con la cena · Gratis · Metro Mont-Royal o Laurier

Il Plateau Mont-Royal è il quartiere più fotografato di Montreal per una sua stranezza architettonica: le scale esterne, di ferro, spesso a chiocciola, che salgono dal marciapiede direttamente al primo piano. Sono ovunque, e hanno un’origine pratica: a inizio Novecento un regolamento imponeva di lasciare una fascia di verde davanti alle case, e mettere le scale fuori invece che dentro faceva risparmiare spazio riscaldato e permetteva di costruire più appartamenti sullo stesso lotto. D’inverno diventano ghiacciate e pericolose, e per decenni sono state vietate; ormai sono un simbolo protetto.
Accanto c’è il Mile End, il quartiere che è stato ebraico, poi greco e portoghese, poi degli artisti: qui sono nati gli Arcade Fire, c’è lo studio di Ubisoft e ci sono le due panetterie storiche di bagel, rivali da settant’anni, aperte ventiquattro ore su ventiquattro. Comprarne uno caldo alle undici di sera è un rito locale.
Per la cena: la rue Saint-Denis e il boulevard Saint-Laurent — che i montrealesi chiamano la Main ed è storicamente la linea di confine fra la città francese a est e quella inglese a ovest — sono pieni di ristoranti. Da provare la carne affumicata, lo smoked meat, in una delle gastronomie ebraiche storiche: è petto di manzo salmistrato e affumicato, servito in un panino di segale con la senape.
Molti ristoranti del Plateau sono apportez votre vin: non hanno licenza per gli alcolici e il vino lo portate voi, comprandolo alla bottiglieria accanto. Non è consentito ovunque: guardate l’insegna, ed è il modo migliore per cenare bene spendendo poco.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Basilica di Notre-Dame | circa 16 $ CAD |
| Vecchia Montreal, porto vecchio, Mont Royal, quartieri | gratis |
| Trasporti, biglietto giornaliero | circa 11 $ CAD |
| Colazione con bagel e pranzo | 25-35 $ CAD |
| Cena | 35-60 $ CAD |
| Totale | circa 90-125 $ CAD a persona |
Cifre di riferimento ad agosto 2026, in dollari canadesi, che valgono meno di quelli americani: per un europeo Montreal costa sensibilmente meno di New York. Come negli Stati Uniti, le tasse si aggiungono alla cassa (qui sono due, federale e provinciale) e al ristorante si lascia il 15-20%.
La metropolitana ha quattro linee, è pulita e puntuale, e ogni stazione è stata progettata da un architetto diverso con opere d’arte proprie: vale la pena guardarle. I treni sono su ruote di gomma, come a Parigi, e per questo sono silenziosi. Il biglietto singolo costa circa 3,75 dollari canadesi, il giornaliero circa 11 e conviene sempre.
La città è molto ciclabile: ha una delle reti di piste più estese del Nord America e il servizio pubblico di bici a noleggio BIXI, attivo da aprile a novembre, con le stazioni ovunque. È il modo migliore di girare il Plateau.
Una nota sulla lingua: il francese è la lingua ufficiale del Quebec e le insegne sono in francese per legge. In centro e nel turismo l’inglese è capito ovunque, ma cominciare con un bonjour cambia il tono della conversazione — ed è anche il motivo per cui i negozianti vi salutano con «bonjour-hi», lasciando a voi la scelta della lingua.
Per un primo assaggio sì: la città vecchia, la basilica, la montagna e i quartieri stanno in una giornata camminando. Restano fuori il parco olimpico, il mercato Jean-Talon, i musei e le isole, che sono il secondo e il terzo giorno.
Sì, quasi tutti lo parlano, ma la lingua ufficiale è il francese e le insegne sono in francese per legge. Un bonjour iniziale è apprezzato davvero. Il saluto tipico dei negozi in centro è «bonjour-hi», che serve proprio a farvi scegliere la lingua.
Perché un regolamento vieta di costruire più in alto della croce sul Mont Royal, che sta a 233 metri di collina. Il risultato è uno skyline compatto e una montagna sempre visibile dal centro: è una delle poche regole urbanistiche di questo tipo al mondo, e non è mai stata violata.
Una rete di trentadue chilometri di gallerie pedonali sotto il centro, che collega metropolitana, negozi, università, alberghi e teatri. Nacque negli anni Sessanta per una ragione semplice: qui l’inverno dura cinque mesi. Ci passano mezzo milione di persone al giorno ed è gratuita.
Per un regolamento di inizio Novecento che imponeva una fascia di verde davanti alle case: mettere le scale all’esterno faceva risparmiare spazio riscaldato e permetteva più appartamenti per lotto. D’inverno ghiacciano e furono anche vietate per un periodo; oggi sono un elemento protetto e il simbolo del Plateau.
Patatine fritte con formaggio fresco in grani e salsa di carne calda, che scioglie parzialmente il formaggio. È nata nel Quebec rurale negli anni Cinquanta ed è il piatto identitario della provincia. È pesante e va provata, magari a metà con qualcuno.
Sì, circa sedici dollari canadesi per i visitatori, mentre chi partecipa alle funzioni entra liberamente. L’interno vale il biglietto: la volta è blu notte con le stelle dorate e tutto l’apparato è in legno intagliato e dipinto, non in marmo.
Sono i ristoranti senza licenza per gli alcolici, dove il vino lo portate voi comprandolo fuori. È una particolarità del Quebec, molto diffusa nel Plateau, e permette di cenare bene spendendo molto meno. L’insegna lo dichiara sempre.
Da maggio a ottobre, con settembre e inizio ottobre particolarmente belli per i colori d’autunno. L’estate è piena di festival, a cominciare da quello del jazz a fine giugno. L’inverno è lungo e rigido, arriva a venti sotto zero, e va affrontato con l’attrezzatura giusta.
Meno di New York e di Toronto: i prezzi sono in dollari canadesi, che valgono meno di quelli americani, e si mangia molto bene a cifre ragionevoli. Attenzione però alle due tasse che si aggiungono al prezzo esposto alla cassa, e alla mancia del 15-20% al ristorante.
Agosto 28, 2026