Zurigo ha una reputazione precisa e sbagliata: la città delle banche, ordinata e noiosa, dove tutto costa il doppio. Il doppio è vero, il resto no. È una città di quattrocentomila abitanti costruita dove un fiume esce da un lago, con una città vecchia di vicoli che si gira in un’ora, milleduecento fontane di acqua potabile, e l’abitudine estiva di buttarsi nel fiume in centro dopo l’ufficio. In un vicolo di quattro metri, nel 1916, è nato il dadaismo mentre a due porte di distanza abitava Lenin. E poi, sì, ci sono le banche. In una giornata sola ci sta tutto: le due chiese, la terrazza romana, il quadrante d’orologio più grande d’Europa, i vicoli e il lago.
Sette tappe in un chilometro quadrato: il centro di Zurigo è piccolo davvero.
1,5 km · 3 tappe · dalle 9:00 alle 13:00 · una salita breve
Tempo 1 ora · Gratis · Partenza dalla stazione centrale · Il tram lungo la via è compreso in qualunque biglietto

Si comincia dalla stazione e si scende verso il lago lungo la Bahnhofstrasse, un chilometro e quattrocento metri diritti fino all’acqua. La strada esiste dal 1864 e sta esattamente dove correva il fossato delle mura medievali, che si chiamava Fröschengraben, il fossato delle rane, e che fu interrato per farne un viale.
È una delle vie commerciali più care del mondo, e la parte alta — verso la stazione — ha i negozi normali, mentre più si scende verso il lago più le vetrine diventano orologi, gioielli e banche. Non ci sono automobili: passano solo i tram, che qui sono blu e passano ogni tre minuti.
A metà strada si apre Paradeplatz, che è una piazza piccola e senza niente di bello, e che per un secolo è stata il centro del sistema finanziario mondiale: qui hanno la sede le due grandi banche svizzere, che dopo l’assorbimento del Credit Suisse nel 2023 sono diventate una sola. La leggenda dice che sotto l’asfalto ci siano i caveau con le riserve d’oro: le banche hanno effettivamente i loro depositi in zona, ma quello che c’è davvero sotto Paradeplatz è il capolinea dei tram.
Sulla piazza c’è anche la pasticceria Sprüngli, dal 1859, dove si comprano i Luxemburgerli: piccoli macaron leggerissimi che sono l’acquisto goloso di Zurigo. Costano cari e sono buoni. Un consiglio pratico: nella stessa via c’è anche il negozio del cioccolato, e i due marchi — la pasticceria e la tavoletta industriale — sono nati dalla stessa famiglia ma sono aziende diverse da centocinquant’anni.
Tempo 30 minuti · Gratis · Spostamento 6 minuti a piedi, in salita · Sempre aperto

Il Lindenhof è una terrazza di ghiaia con i tigli sopra la città vecchia, e non c’è niente da visitare: ci sono panchine, un paio di tavoli con gli scacchi giganti dove giocano i pensionati, e la vista migliore su Zurigo. Ci si sale in cinque minuti dalla Bahnhofstrasse.
È il punto in cui la città è nata. Qui i Romani, attorno al 15 avanti Cristo, misero un posto di dogana per riscuotere il dazio sulle merci che risalivano il fiume: si chiamava Turicum, ed è il nome da cui viene Zürich. Una lapide romana trovata in zona porta ancora quel nome. Sopra il forte romano fu poi costruito un palazzo imperiale carolingio, demolito nel Medioevo; la collina è rimasta vuota per scelta, e per statuto non ci si può costruire.
La storia che i zurighesi raccontano riguarda il 1292. La città era assediata dalle truppe asburgiche e gli uomini erano fuori a combattere altrove; le donne di Zurigo si vestirono con le armature, si misero in fila sulla collina e si fecero vedere dal basso. Gli assedianti, credendo che fosse arrivato un esercito, tolsero il campo. La fontana con la figura in armatura, in mezzo alla terrazza, ricorda quell’episodio.
Tempo 20 minuti · Ingresso libero · Spostamento 4 minuti a piedi in discesa
Scendendo dal Lindenhof si passa davanti alla chiesa di St. Peter, che dall’esterno è una chiesa qualunque tranne per una cosa: il suo quadrante d’orologio è il più grande d’Europa, otto metri e sessantaquattro di diametro, con la lancetta dei minuti lunga quasi quattro metri. Fu costruito così perché dovesse essere leggibile da tutta la città e dalle barche sul lago, in un’epoca in cui nessuno aveva l’orologio da tasca.
Fino all’Ottocento nella torre viveva una guardia del fuoco, il cui compito era guardare fuori dalla finestra ogni quarto d’ora e, se vedeva un incendio, appendere una bandiera dal lato della città in cui bruciava. L’interno della chiesa è sobrio come tutte le chiese riformate di Zurigo, e il motivo lo si capisce alla tappa successiva.
1 km · 2 tappe · dalle 14:00 alle 17:00 · le due chiese si guardano da una riva all’altra
Tempo 45 minuti · Biglietto circa 5 franchi · Chiusa durante le funzioni · Verificate se si può fotografare: la regola è cambiata nel tempo

La Fraumünster, la chiesa dalla guglia verde e appuntita, fu fondata nell’853 da Ludovico il Germanico per sua figlia Ildegarda, come abbazia di monache nobili. Quello che segue è la parte interessante: per secoli la badessa di questa abbazia è stata la sovrana di Zurigo. Aveva il diritto di battere moneta, riscuotere i dazi e nominare il sindaco. Una donna, in un’epoca in cui le donne non contavano niente, governava la città — fino alla Riforma, che nel Cinquecento cancellò l’abbazia.
Ci si viene per le cinque vetrate del coro di Marc Chagall, installate nel 1970 quando il pittore aveva ottantatré anni. Ognuna ha un colore dominante e un tema biblico: il rosso della guerra, il blu di Giacobbe, il verde di Cristo, il giallo di Sion, il blu profondo dei profeti. Sono alte quasi dieci metri e si guardano in silenzio, seduti, aspettando che il sole giri. Nel transetto nord c’è un’altra vetrata, del 1945, di Augusto Giacometti — parente del più celebre Alberto — ed è quasi altrettanto bella e quasi nessuno la guarda.
Tempo 1 ora con la torre · Chiesa gratis, torre circa 5 franchi, 187 scalini · Spostamento 5 minuti a piedi, attraversando il ponte

Sull’altra riva della Limmat ci sono le due torri gemelle del Grossmünster, che sono il simbolo della città. La leggenda di fondazione è una delle più belle: Carlo Magno, inseguendo un cervo, sarebbe arrivato qui e il suo cavallo si sarebbe inginocchiato da solo sul punto in cui erano sepolti Felice e Regola, i santi patroni della città, decapitati dai Romani — e che, secondo il racconto, dopo la decapitazione avevano raccolto le proprie teste e camminato per quaranta passi in salita prima di stendersi. I due santi con la testa in mano sono ancora oggi sul sigillo di Zurigo.
La cosa che conta davvero è successa qui il 1° gennaio 1519, quando un prete di trentacinque anni, Huldrych Zwingli, salì su questo pulpito e cominciò a commentare il Vangelo di Matteo dall’inizio, versetto per versetto, invece di seguire il calendario liturgico. Da quel gesto nasce la Riforma svizzera, che è una cosa diversa da quella di Lutero e molto più radicale.
Le conseguenze si vedono nell’edificio: le immagini furono coperte di calce, gli altari smontati, gli organi rimossi, e a Zurigo per circa ottant’anni non si è cantato in chiesa perché la musica sacra fu considerata una distrazione. La nudità romanica che vedete non è austerità medievale: è una scelta ideologica del Cinquecento. Zwingli morì in battaglia nel 1531 e il suo corpo fu squartato e bruciato dai cattolici vittoriosi.
Salite sulla Karlsturm, la torre di sinistra: sono centoottantasette scalini di scala a chiocciola e in cima si vedono il fiume, il lago e, nelle giornate limpide, le Alpi. Le vetrate moderne del coro sono di Sigmar Polke, del 2009, e alcune sono fatte con fette di agata sottilissime invece che di vetro: sembrano sezioni di pietra illuminate.
2 km · 2 tappe · dalle 17:00 in poi · tutto in piano
Tempo 1 ora e mezza · Gratis · Cabaret Voltaire ingresso a offerta, chiuso il lunedì · Spostamento 3 minuti a piedi

Dietro il Grossmünster comincia il Niederdorf, la città vecchia sulla riva destra: vicoli stretti, case colorate, tutto pedonale, e la sera i locali. I zurighesi lo chiamano semplicemente Dörfli, il paesello. Camminateci senza mappa, è piccolo.
C’è però un vicolo da cercare apposta, e si chiama Spiegelgasse. È lungo un centinaio di metri, in salita, e nel giro di due anni ha ospitato due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra e che sono entrambe enormi.
Al numero 1, il 5 febbraio 1916, un gruppo di artisti e disertori arrivati a Zurigo perché la Svizzera era neutrale aprì un locale che chiamarono Cabaret Voltaire. Ci recitavano poesie senza senso, suonavano rumore, indossavano costumi di cartone. Da quelle serate nasce il dadaismo, cioè la reazione artistica alla carneficina della Prima guerra mondiale. Il locale c’è ancora, è insieme bar e piccolo museo, e ci si può sedere.
Al numero 14, cioè a settanta metri di distanza, negli stessi mesi viveva in una stanza in affitto un esule russo di quarantasei anni: Vladimir Ilic Ulianov, detto Lenin. Ci restò fino all’aprile del 1917, quando partì da Zurigo sul treno piombato che lo portò in Russia attraverso la Germania. Non risulta che sia mai entrato al Cabaret Voltaire, e trovava quegli artisti dei perdigiorno; ma per un anno la rivoluzione russa e il dadaismo hanno abitato lo stesso vicolo. C’è una targa sulla casa, piccola, che quasi nessuno nota.
Tempo 1-2 ore · Passeggiata gratis, battello da 9 franchi per il giro breve · Spostamento 10 minuti a piedi verso sud

La Limmat esce dal lago proprio in centro, e dove esce c’è Bürkliplatz, con l’imbarcadero e i giardini. Da qui partono i battelli: il giro breve dura un’ora e mezza, costa poco ed è il modo migliore di chiudere la giornata se il tempo è bello. Nelle giornate limpide, in fondo al lago, si vede la catena delle Alpi.
La cosa che sorprende chi arriva d’estate è che i zurighesi fanno il bagno in centro, e non nel lago soltanto: anche nel fiume. Ci sono i Badi, i bagni pubblici, alcuni in legno e in funzione da più di un secolo, con l’acqua trasparente e fredda. Il Frauenbad, che è riservato alle donne di giorno, la sera d’estate diventa un bar aperto a tutti e si sta a piedi nudi sul legno con i piedi in acqua. Al Flussbad Oberer Letten, poco a monte, si entra in acqua e ci si lascia portare dalla corrente per quattrocento metri fino alla scaletta d’uscita: lo fanno gli impiegati in pausa pranzo, con l’asciugamano sotto il braccio. È l’immagine di Zurigo che nessuno si aspetta e che vale il viaggio.
La giornata regge bene: le due chiese, la torre e i vicoli si fanno lo stesso, e quello che si perde è il lago. La sostituzione naturale è il Kunsthaus, che è il museo del giorno 2 e ha la più grande raccolta al mondo di Giacometti, oltre a Munch, Hodler e a una notevole sezione di impressionisti. In alternativa il Landesmuseum, il museo nazionale svizzero, che sta in un finto castello accanto alla stazione e racconta come si è fatta la Svizzera: è molto più interessante di quanto l’edificio lasci pensare. Zurigo, per inciso, ha un clima piovoso e cambia in fretta: portate qualcosa di impermeabile anche in luglio.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Fraumünster, vetrate di Chagall | circa 5 franchi |
| Torre del Grossmünster | circa 5 franchi |
| Bahnhofstrasse, Lindenhof, St. Peter, Niederdorf, lungolago | gratis |
| Pranzo con il menù del giorno | 20-28 franchi |
| Cena con il piatto tipico | 32-45 franchi |
| Una birra | 8-10 franchi |
| Giro breve in battello sul lago | circa 9 franchi |
| Trasporti urbani, biglietto giornaliero | circa 9 franchi (questo itinerario non lo richiede) |
| Totale | circa 70-120 franchi a persona |
Cifre di riferimento a settembre 2026: verificate prima di partire. Si paga in franchi svizzeri, che valgono all’incirca quanto l’euro — controllate il cambio del giorno, perché oscilla. Molti esercizi accettano gli euro ma danno il resto in franchi a un cambio sfavorevole: pagate con la carta. Due risparmi veri: le fontane pubbliche, tutte potabili, e la Zürich Card, che comprende trasporti, sconti sui musei e la corsa in battello, e si ripaga in una giornata piena.
Sì, e per molti è anche la scelta giusta: il centro storico è piccolo, sta in un chilometro quadrato e si gira a piedi. Restano fuori il Kunsthaus, il quartiere di Zürich West, la crociera lunga sul lago e le gite fuori città — le cascate del Reno, Rapperswil, Lucerna — che sono il secondo e il terzo giorno.
No: la capitale è Berna. Zurigo è la città più grande e il centro economico del paese, ma non è sede del governo. È un equivoco comune, come quello fra Milano e Roma.
Molto: è stabilmente fra le tre-quattro città più care del mondo. Una birra 8-10 franchi, un piatto in un ristorante 32-45, un caffè 5. I modi per contenere la spesa sono tre e funzionano: il menù del giorno a pranzo, che dimezza il conto; le mense universitarie, aperte a tutti; e le fontane pubbliche, oltre milleduecento in città, tutte potabili. Con una borraccia non si compra mai acqua.
Cinque finestre del coro della Fraumünster, alte quasi dieci metri, realizzate nel 1970 da Marc Chagall a ottantatré anni. Ognuna ha un colore dominante e un tema biblico. Sono la cosa più bella di Zurigo e costano cinque franchi. Nel transetto c’è anche una vetrata del 1945 di Augusto Giacometti che quasi nessuno guarda.
Sì, il 5 febbraio 1916, al Cabaret Voltaire di Spiegelgasse 1, aperto da artisti rifugiati nella Svizzera neutrale durante la Prima guerra mondiale. Il locale esiste ancora ed è insieme bar e museo. La coincidenza che nessuno racconta è che al numero 14 dello stesso vicolo, negli stessi mesi, viveva Lenin, fino al treno che nell’aprile 1917 lo riportò in Russia.
Sì, ed è la cosa più sorprendente di Zurigo. Ci sono i Badi, bagni pubblici sul lago e sul fiume, alcuni in legno e attivi da oltre un secolo. Al Flussbad Oberer Letten si entra nella Limmat e ci si lascia portare dalla corrente per quattrocento metri. La stagione va da maggio a settembre e l’acqua è fredda.
Per una scelta ideologica del Cinquecento. Dal 1519 Huldrych Zwingli predicò al Grossmünster e diede il via alla Riforma svizzera, più radicale di quella luterana: le immagini furono coperte di calce, gli altari smontati, gli organi rimossi e per circa ottant’anni in città non si cantò in chiesa. La nudità che si vede non è povertà medievale: è il risultato di una decisione.
Il piatto della città è lo Zürcher Geschnetzeltes: straccetti di vitello in salsa di panna, vino bianco e funghi, serviti con il Rösti, la frittata di patate grattugiate. La fondue e la raclette sono ottime ma vengono da altre regioni svizzere. Da portare a casa, i Luxemburgerli di Sprüngli, piccoli macaron leggerissimi che si vendono a peso.
Per questo itinerario no: tutte le tappe stanno in un chilometro quadrato. Se prendete il tram o volete il battello, il giornaliero della zona urbana costa circa nove franchi, o c’è la Zürich Card che aggiunge sconti sui musei. I controlli sono frequenti e la multa è salata: non si viaggia senza biglietto.
Da maggio a settembre, quando i bagni sul fiume sono aperti, i battelli fanno più corse e la città vive all’aperto. Aprile e ottobre vanno bene per i musei e costano meno. In inverno c’è il mercatino di Natale nella stazione centrale, che è uno dei più grandi al coperto d’Europa. Il clima cambia in fretta in ogni stagione: portate un impermeabile.
Settembre 1, 2026