Monaco in tre giorni si vede tutta. La ragione per fermarsi cinque non è la città: sono le Alpi che le stanno dietro. Da qui, in meno di due ore di treno, si arriva al castello più fotografato del mondo, in una città straniera che ha dato i natali a Mozart e a un lago verde chiuso fra pareti di roccia dove le barche vanno a motore elettrico dal 1909. Monaco è l’unica capitale regionale d’Europa che funziona anche come campo base alpino: si dorme in città, si esce la mattina, si torna la sera in birreria. Questi cinque giorni sono i tre della città più due giornate fuori, e le due giornate fuori sono la ragione per cui vale la pena allungare il viaggio.
I primi tre punti sono in città; gli altri sono le gite, tutte raggiungibili in treno e autobus da Monaco.
In breve: sono i tre giorni raccontati per esteso nell’itinerario di Monaco in tre giorni, dove trovate mappe, tempi e costi tappa per tappa.

Marienplatz per il carillon delle 11, i 306 scalini della torre dell’Alter Peter, il Viktualienmarkt con le Weißwürste prima di mezzogiorno. Nel pomeriggio la Frauenkirche con l’impronta del diavolo sul pavimento, la Residenz con l’Antiquarium e la camera del tesoro, e Odeonsplatz con il vicolo dietro la Feldherrnhalle dove una striscia di bronzo ricorda chi si rifiutava di fare il saluto nazista. La sera l’Englischer Garten, i surfisti dell’Eisbach e una birreria. Tutto a piedi, senza mai un mezzo.

Il Kunstareal con l’Alte Pinakothek — la più grande raccolta di Rubens al mondo, l’autoritratto di Dürer del 1500 — e la facciata rattoppata con mattoni nudi dopo le bombe, lasciata a vista apposta. Poi Königsplatz, dove l’Atene neoclassica di Ludovico I e il quartier generale del nazismo occupano la stessa piazza, con i basamenti dei templi d’onore fatti saltare nel 1947 e il centro di documentazione del 2015. Nel pomeriggio il Deutsches Museum o il BMW Welt, e l’Olympiapark del 1972, con le colline fatte di macerie di guerra.

La reggia d’estate di Nymphenburg con la galleria delle trentasei bellezze che finisce con Lola Montez, la slitta notturna di Ludovico II illuminata a batterie e l’Amalienburg nel parco. Nel pomeriggio il Siegestor, ricostruito a metà con l’iscrizione che ne rovescia il senso, Schwabing e l’atrio dell’università dove il 18 febbraio 1943 furono arrestati i fratelli Scholl: davanti all’ingresso, fra i sampietrini, ci sono i volantini della Rosa Bianca fusi in bronzo.
10-12 ore porta a porta · 2 ore di treno all’andata · 6 km a piedi, con un dislivello di 200 metri · prenotazione obbligatoria
Tempo 1 ora e mezza · Biglietto circa 21 €, combinato con Neuschwanstein circa 32 € · Come arrivarci treno Monaco-Füssen 2 ore, poi autobus 73 o 78 per 10 minuti

Quasi tutti saltano Hohenschwangau e salgono dritti all’altro castello. È un errore, perché senza questo l’altro non si capisce.
Hohenschwangau è il castello giallo sulla collina bassa, ricostruito in stile neogotico negli anni Trenta dell’Ottocento da Massimiliano II, il padre. Qui Ludovico è cresciuto, in stanze affrescate con le leggende dei cavalieri del cigno — e il cigno era già lo stemma della zona. Da bambino guardava dalla finestra la collina di fronte, dove c’erano i ruderi di due castelli medievali. Quarant’anni dopo ci avrebbe costruito sopra il suo.
Nel salone c’è ancora il pianoforte a cui Richard Wagner suonò per il re: il rapporto fra i due — Ludovico aveva diciotto anni quando salì al trono e la prima cosa che fece fu mandare a cercare Wagner, che era carico di debiti e in fuga dai creditori — è la chiave di tutto quello che si vede il resto della giornata.
Tempo 3 ore col ponte e la salita · Biglietto circa 21 €, da prenotare · Salita 40 minuti a piedi, oppure navetta o carrozza a cavalli a pagamento

Bisogna dirlo prima di salire: Neuschwanstein non è un castello medievale. È un edificio dell’Ottocento costruito da un uomo che voleva vivere dentro un’opera di Wagner. I lavori cominciarono nel 1869 e non finirono mai: delle oltre duecento stanze previste ne furono completate una quindicina. La Sala del Trono è sontuosa e non ha il trono: non fecero in tempo a costruirlo.
Dentro è un teatro. Ogni stanza illustra un’opera: Tannhäuser nello studio, Lohengrin nel salotto con il cigno ovunque, Parsifal nella sala dei cantori, che è la stanza più grande del castello ed è una sala per concerti in cui non fu mai tenuto un concerto. C’è perfino una grotta artificiale con stalattiti di stucco, ricavata fra due stanze, perché nel Tannhäuser c’è una grotta.
La cosa che sorprende, e che le foto non dicono, è quanto fosse tecnologicamente avanzato: riscaldamento centralizzato ad aria calda, acqua corrente a tutti i piani, gabinetti con lo scarico automatico, campanelli elettrici per la servitù e un collegamento telefonico. Un finto castello medievale con la tecnica più moderna del suo tempo, che è esattamente il tipo di contraddizione in cui Ludovico II viveva.
Ci ha abitato pochissimo: in tutto circa 170 giorni. Il castello lo pagò con i propri fondi e non con quelli dello stato, ma indebitandosi in modo rovinoso, e furono i debiti a fornire il pretesto. Nel giugno 1886 una commissione lo dichiarò incapace di governare senza mai averlo visitato, e lo deposero. Tre giorni dopo fu trovato morto nelle acque basse del lago di Starnberg, insieme al suo psichiatra: le circostanze non sono mai state chiarite e in Baviera è ancora oggi un argomento vivo. Sei settimane dopo la sua morte il castello, pensato come rifugio privato di un uomo che fuggiva il mondo, fu aperto ai visitatori paganti. Oggi ne riceve circa un milione e mezzo l’anno.
La vista da cartolina si prende dal Marienbrücke, il ponte di ferro gettato sulla gola alle spalle del castello: venti minuti di salita in più, gratis, ed è l’inquadratura che tutti conoscono — anche perché è quella che ispirò il castello della Bella Addormentata di Walt Disney. Controllate prima di partire se è aperto: chiude spesso d’inverno e per lavori.
Se Neuschwanstein è esaurito o l’idea di un milione e mezzo di visitatori l’anno non vi attira, ci sono due alternative buone nella stessa direzione.
Linderhof è l’unico dei tre castelli di Ludovico II che fu davvero finito, ed è il più piccolo: una villa rococò in una valle isolata, con nel parco la Grotta di Venere, una caverna artificiale con un lago sotterraneo, una barca a forma di conchiglia e un impianto di illuminazione elettrica colorata alimentato da una delle prime centrali elettriche della Baviera, costruita apposta. Ludovico ci andava a farsi remare in barca da solo, al buio, con le luci che cambiavano colore. Si abbina bene a Oberammergau, il paese delle case affrescate e della recita della Passione che si tiene ogni dieci anni dal 1634.
La Wieskirche, sulla strada per Füssen, è una chiesa rococò isolata in mezzo a un prato, patrimonio UNESCO: da fuori è un edificio giallo qualunque, dentro è una delle cose più sorprendenti della Baviera. Vale la sosta se andate in auto.
10-12 ore porta a porta · sono due gite alternative nella stessa direzione, verso sud-est: scegliétene una
Le due opzioni del quinto giorno vanno dalla stessa parte e si escludono a vicenda. La differenza è semplice: Salisburgo è una città, con musei, chiese e caffè; il Königssee è una giornata all’aperto, in montagna e su una barca. Se avete già passato tre giorni fra palazzi e pinacoteche, la seconda è probabilmente la scelta migliore.
Tempo tutto il giorno · Treno 1 ora e 40 con il regionale, circa 2 ore · Il Bayern-Ticket vale fino a Salisburgo, anche se è in Austria · Portate il documento

Salisburgo è in un altro paese e sembra un quartiere di Monaco riuscito meglio: stessa architettura, stessa lingua, stessa birra, ma incastrata fra due colline e attraversata da un fiume verde. Il centro è piccolo e si gira in una giornata senza fretta.
La città deve tutto al sale: Salzburg vuol dire «castello del sale», e per secoli i principi-arcivescovi che la governavano — erano insieme capi religiosi e sovrani — si arricchirono con il monopolio del sale delle miniere vicine. Con quei soldi chiamarono architetti italiani e si fecero una capitale barocca: la Residenzplatz, il Duomo con quattro portali di bronzo, i cortili e le fontane hanno l’aria di stare a Roma, e non è un caso.
La Getreidegasse è la strada dello struscio, stretta, con le famose insegne di ferro battuto: ogni bottega ne ha una, e anche il McDonald’s ha dovuto farsene una in ferro battuto come le altre. Al numero 9 c’è la casa natale di Mozart, nata qui nel 1756, oggi museo — affollatissimo, e onestamente il meno interessante dei due musei mozartiani della città: l’altro, la casa dove la famiglia si trasferì, dall’altra parte del fiume, è più ricco e più vuoto.
La cosa da non saltare è la fortezza di Hohensalzburg, che domina la città da novecento anni: è una delle più grandi d’Europa e non fu mai espugnata. Si sale con una funicolare che parte dal centro. Dall’alto si vedono la città barocca da un lato e le Alpi dall’altro, e si capisce la geografia in un colpo solo.
Restano i giardini di Mirabell, gratuiti, con la scalinata e le aiuole in cui fu girata una delle scene più note di Tutti insieme appassionatamente — film che in Italia quasi nessuno cita e che qui muove un’industria intera di visite guidate. Se il tempo è bello, la passeggiata migliore è sul Mönchsberg, la collina sopra il centro: dieci minuti di ascensore o venti a piedi, e si cammina in mezzo al bosco guardando i tetti dall’alto.
Tempo tutto il giorno · Treno + autobus circa 2 ore e mezza · Battello circa 22 € andata e ritorno fino a St. Bartholomä · Il Bayern-Ticket copre tutto il percorso

Il Königssee è un lago lungo otto chilometri e largo poco più di uno, scavato da un ghiacciaio e chiuso fra pareti che salgono fino a duemila metri. L’acqua è verde smeraldo ed è considerata fra le più pulite della Germania, per una ragione precisa: dal 1909 ci navigano soltanto battelli elettrici. Nessun motore a scoppio è mai stato ammesso, e all’epoca fu una decisione visionaria.
Il battello attraversa il lago in silenzio quasi totale. A metà percorso si ferma sotto una parete di roccia e il marinaio spegne il motore, tira fuori una tromba e suona qualche nota verso la parete: l’eco torna indietro pulita, due o tre volte. È una tradizione che va avanti da più di un secolo, un po’ da cartolina e comunque bella, e chi suona passa poi col cappello.
Si sbarca a St. Bartholomä, la chiesetta rossa a tre cupole a cipolla su una penisola, che è l’immagine per cui il lago è conosciuto: era la cappella di caccia dei principi-vescovi. Da lì parte il sentiero per l’Obersee, un secondo laghetto oltre una lingua di terra, con una cascata da 400 metri in fondo: sono altri venti minuti di battello più una passeggiata facile, ed è la parte più bella e meno battuta.
Nella stessa valle c’è l’altra cosa, che è di tutt’altro genere. Sopra Berchtesgaden, a 1.834 metri, sta il Kehlsteinhaus — il «Nido dell’Aquila» — costruito in tredici mesi come regalo per il cinquantesimo compleanno di Hitler: ci si arriva con un autobus su una strada scavata nella roccia e poi con un ascensore di ottone lucido dentro la montagna, 124 metri in verticale. Oggi è un ristorante con una vista immensa, ed è un posto che mette a disagio proprio per questo. A valle, l’Obersalzberg era il secondo centro del potere nazista dopo Berlino: oggi c’è un centro di documentazione serio, con i bunker visitabili sotto l’edificio. Il Kehlsteinhaus è aperto solo da metà maggio a ottobre, neve permettendo.
Le due giornate fuori sono quelle che soffrono. Neuschwanstein con la pioggia si visita lo stesso — l’interno è l’interno — ma il ponte panoramico e la salita perdono quasi tutto: se avete la prenotazione non potete spostarla, se non l’avete rimandate. Il Königssee con la nebbia bassa è addirittura suggestivo, ma con la pioggia forte no: le pareti spariscono e restate su una barca chiusa. Salisburgo è la gita che regge meglio il brutto tempo, perché è una città: fortezza, duomo, musei e caffè sono tutti al coperto. Regola pratica: guardate le previsioni la sera prima e scambiate i giorni 4 e 5 di conseguenza, tenendo Salisburgo per il giorno peggiore.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Musei e monumenti dei primi tre giorni | circa 60-70 € |
| Trasporti urbani, 3 giornalieri | circa 30 € |
| Neuschwanstein e Hohenschwangau, biglietto combinato | circa 32 € |
| Bayern-Ticket per il giorno 4 | circa 30 € per una persona, molto meno a testa in due o più |
| Bayern-Ticket per il giorno 5 | circa 30 € |
| Battello sul Königssee oppure fortezza e musei di Salisburgo | 22-35 € |
| Kehlsteinhaus, autobus e ascensore | circa 30 €, facoltativo |
| Pasti, 5 giorni | 150-250 € |
| Totale | circa 300-450 € a persona |
Cifre di riferimento a settembre 2026: verificate sui siti ufficiali prima di partire. Il risparmio più grosso è il Bayern-Ticket in gruppo: in quattro persone le due giornate di treno costano a testa quanto un caffè e mezzo. Il secondo è la domenica al museo a 1 euro nei musei statali bavaresi: se il vostro soggiorno comprende una domenica, metteteci il giorno 2.
No, ma solo se due li passate fuori città. La città in sé si vede in tre giorni: il quarto e il quinto servono per i castelli di Ludovico II e per Salisburgo o il Königssee. Il vantaggio è che si dorme sempre nello stesso posto: Monaco è un campo base alpino con la metropolitana.
Sì, ed è l’unica cosa obbligatoria di tutto il viaggio. I biglietti si comprano solo online, con fascia oraria, e in alta stagione finiscono con settimane di anticipo. Senza biglietto potete comunque salire fino al castello e andare al ponte panoramico, che è gratuito e dà la vista più famosa: quello che perdete è l’interno, cioè una visita guidata di mezz’ora.
Dipende da cosa vi aspettate. Non è un castello medievale: è un teatro wagneriano costruito nell’Ottocento, con solo quindici stanze finite su duecento previste e una sala del trono senza trono. Se vi interessa la storia di Ludovico II, sì. Se cercate l’immagine da cartolina, quella si prende gratis dal Marienbrücke e il biglietto potete risparmiarlo.
Treno regionale fino a Füssen, circa due ore, poi autobus 73 o 78 per dieci minuti fino a Hohenschwangau. Dal paese al castello ci sono 40 minuti di salita a piedi, oppure una navetta o una carrozza a cavalli a pagamento. Con il Bayern-Ticket il viaggio è tutto compreso. Partite presto: fra andata, ritorno e visita la giornata è piena.
Vanno nella stessa direzione e si escludono. Salisburgo se volete un’altra città, musei e caffè, e se il tempo è brutto: regge la pioggia. Il Königssee se dopo tre giorni di palazzi avete voglia di stare all’aperto: è un lago verde fra pareti di roccia, si attraversa in battello elettrico e si cammina. Con il bel tempo, la seconda.
Un biglietto giornaliero valido su tutti i treni regionali e i mezzi locali della Baviera, per un massimo di cinque persone con un supplemento contenuto per ogni persona in più. Vale anche fino a Salisburgo, che è in Austria. Copre sia il viaggio per Füssen sia quello per Berchtesgaden, autobus compresi. Nei giorni feriali comincia a valere dalle 9 del mattino.
Perché dal 1909 sul lago non è mai stato ammesso un motore a scoppio, per non inquinare l’acqua: è una delle ragioni per cui è considerata fra le più pulite della Germania. Il silenzio della navigazione è parte dell’esperienza, e a metà percorso il battello si ferma sotto una parete e il marinaio suona una tromba per far sentire l’eco.
Nel giugno 1886 fu dichiarato incapace di governare da una commissione che non lo aveva mai visitato, sulla base dei debiti accumulati per i suoi castelli, e deposto. Tre giorni dopo fu trovato morto nelle acque basse del lago di Starnberg insieme al suo psichiatra. Le circostanze non sono mai state chiarite e in Baviera se ne discute ancora. Sei settimane dopo, i suoi castelli furono aperti al pubblico a pagamento: oggi sono la principale attrazione turistica della regione.
Sì, interamente. I tre giorni in città si fanno a piedi e con la metropolitana; le due gite si fanno in treno e autobus con il Bayern-Ticket. L’auto serve solo se volete la variante Linderhof e Oberammergau, che con i mezzi pubblici è scomoda, o se volete fermarvi alla Wieskirche lungo la strada.
Da maggio a inizio ottobre: il Kehlsteinhaus è aperto solo in quel periodo, i battelli del Königssee vanno con più corse e i Biergarten sono aperti. Evitate le due settimane dell’Oktoberfest se non ci andate apposta: gli alberghi triplicano. D’inverno la città funziona benissimo, ma le due gite alpine perdono molto e il ponte di Neuschwanstein spesso è chiuso.
Settembre 1, 2026