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Cosa vedere a Verona: la guida ai luoghi che valgono davvero

Verona è la città italiana in cui il divario fra quello che i visitatori cercano e quello che c’è da vedere è più largo. Milioni di persone fotografano un balcone montato nel 1936 e se ne vanno senza sapere che a un chilometro c’è una basilica romanica con quarantotto formelle di bronzo dell’XI secolo, e che il museo del castello è uno dei capolavori dell’architettura del Novecento. Questa guida elenca i luoghi per tipo e non come itinerario, dicendo per ognuno quanto tempo ci vuole, quanto costa e se vale la deviazione.

In sintesi

  • Le cinque cose da non perdere · l’Arena, il museo di Castelvecchio allestito da Carlo Scarpa, le porte di bronzo di San Zeno, piazza delle Erbe, il tramonto da Castel San Pietro
  • Da prenotare · niente in città; l’opera in Arena d’estate, e le cantine in Valpolicella
  • Il giorno da evitare · il lunedì mattina, quando Castelvecchio e diversi musei civici aprono tardi o restano chiusi
  • La cosa più bella che è gratis · piazza delle Erbe e piazza dei Signori, e il panorama da Castel San Pietro se si sale a piedi
  • Il luogo più sottovalutato · San Zeno Maggiore, che sta fuori dal giro e quasi nessuno raggiunge
  • Periodo migliore · aprile-giugno e settembre-ottobre; d’estate c’è l’opera, ma anche caldo e folla

Sei livelli tematici, non un percorso: accendete quello che vi interessa.

Gli emblemi, quelli per cui si viene a Verona

L’Arena

Tempo 1 ora · Biglietto circa 12 € · D’estate la visita diurna può essere limitata

L’anfiteatro romano di Verona in piazza Bra
L’Arena: più vecchia del Colosseo, e ancora in funzione · Foto di nikko23_99 — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

È del I secolo dopo Cristo, quindi precede il Colosseo di qualche decennio, ed è il terzo anfiteatro romano d’Italia per dimensioni: ci stavano trentamila persone. Del muro esterno resta un frammento di quattro arcate che i veronesi chiamano l’Ala: il resto cadde nel terremoto del 1117 e le pietre finirono nei palazzi della città.

La cavea dell’Arena allestita per la stagione lirica
Le poltrone rosse dell’opera poggiano sull’arena romana · Foto di meichimite — CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

La differenza rispetto a ogni altro anfiteatro è che non ha mai smesso di funzionare. Dal 10 agosto 1913, quando ci fu messa in scena l’Aida per il centenario della nascita di Verdi, ospita ogni estate il festival lirico: circa tredicimila spettatori, senza amplificazione, con l’acustica romana che fa tutto il lavoro. All’inizio dello spettacolo il pubblico accende delle candeline e la cavea si riempie di puntini.

Chi prende un posto in gradinata paga poche decine di euro e siede sulla pietra: serve un cuscino, che si affitta all’ingresso. Fra giugno e settembre la visita diurna può essere ridotta dagli allestimenti: in quel periodo conviene la serata.

Piazza delle Erbe

Tempo 1 ora · Gratis · Torre dei Lamberti circa 8 €

Piazza delle Erbe vista dalla Torre dei Lamberti
La forma allungata della piazza è quella del foro romano che le sta sotto · Foto di High Contrast — CC BY 3.0 de, via Wikimedia Commons

Sta esattamente sopra il foro romano e ne ha conservato la forma allungata. La bellezza non viene da un edificio ma dal fatto che sono tutti diversi: la Casa dei Mercanti merlata, il Palazzo Maffei barocco con le statue degli dei sul cornicione, la Torre del Gardello, le case affrescate.

Al centro, la fontana della Madonna Verona del 1368: la statua però è romana, del IV secolo, riadattata mille anni dopo con l’aggiunta di testa e braccia. Sotto l’Arco della Costa, verso piazza dei Signori, pende una costola di balena appesa a catene: sta lì da secoli, probabilmente insegna di uno speziale, e la leggenda dice che cadrà sul primo giusto che ci passerà sotto.

In piazza, dentro Palazzo Maffei, c’è anche una casa-museo privata con Boccioni, Morandi, De Chirico e una scala elicoidale sospesa: la salta quasi tutto il mondo.

Piazza dei Signori

Tempo 45 minuti · Gratis da fuori · La piazza silenziosa della città

La statua di Dante in piazza dei Signori a Verona
Dante al centro: Verona fu la prima città del suo esilio · Foto di Didier Descouens — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

È il rovescio di piazza delle Erbe: raccolta, silenziosa, chiusa da edifici di governo — il Palazzo del Capitanio, il Palazzo della Ragione con la scala gotica nel cortile, la Loggia del Consiglio rinascimentale. I veronesi la chiamano piazza Dante.

La statua è giustificata: cacciato da Firenze, Dante fu ospitato a Verona da Cangrande della Scala, e nel Paradiso ringrazia chiamando la città «lo primo tuo refugio e ’l primo ostello». Verona è la prima tappa del suo esilio.

La Casa di Giulietta, e come prenderla

Tempo 20 minuti · Cortile gratis, casa circa 6 € · Sempre piena

Il balcone della Casa di Giulietta
Il balcone è del 1936, e la statua è una copia del 1969 · Foto di Wikimedia Commons — CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Vale la pena saperlo prima. La casa è trecentesca e apparteneva alla famiglia Cappello, che suona come Capuleti; il balcone non c’era e fu montato nel 1936 con un frammento di sarcofago del Trecento, quando il Comune decise di dare ai visitatori quello che venivano a cercare. Shakespeare non è mai stato a Verona e prese la trama da una novella italiana. La statua di bronzo è del 1969; quella esposta oggi è una copia, perché l’originale si era crepato sotto milioni di mani ed è stato ritirato nel 2014.

Detto questo: il cortile è gratuito, ci si sta cinque minuti ed è il caso più riuscito di finzione turistica in Italia. Prendetelo per quello che è. La tomba di Giulietta, a San Francesco al Corso, è ancora più inventata ma molto meno affollata, e il chiostro è bello davvero.

Gli Scaligeri, che hanno costruito la città che si vede

La famiglia della Scala governò Verona dal 1262 al 1387, e quasi tutto quello che oggi si riconosce come veronese — le merlature a coda di rondine, le torri, i ponti, le tombe sospese — è loro. Furono anche la ragione per cui Dante trovò asilo qui.

Castelvecchio e il museo di Carlo Scarpa

Tempo 2-3 ore · Biglietto circa 9 € · Chiuso il lunedì mattina

Il Ponte Scaligero sull’Adige a Verona
Il Ponte Scaligero: serviva alla famiglia per fuggire, non per difendere la città · Foto di Jakub Hałun — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Cangrande II lo fece costruire fra il 1354 e il 1376, e non contro i nemici esterni: contro i veronesi. Il Ponte Scaligero merlato serviva alla famiglia per scappare verso nord in caso di rivolta. Nel 1945 i tedeschi in ritirata lo fecero saltare; fu ricostruito ripescando le pietre dal fondo dell’Adige e rimontandole nell’ordine originale.

Il museo ha Mantegna, Bellini, Veronese, Tintoretto. Ma la ragione per cui viene studiato in tutto il mondo è l’allestimento di Carlo Scarpa, realizzato fra il 1958 e il 1964: invece di nascondere le stratificazioni delle epoche, Scarpa le lasciò a vista; sospese le sculture su supporti di ferro e cemento; aprì passaggi imprevisti fra le sale e verso l’esterno. È considerato uno dei capolavori della museografia del Novecento.

Il punto più celebre è la statua equestre di Cangrande I, l’originale portato qui dalle Arche, messo su una mensola di cemento a sbalzo sopra il vuoto e all’aperto, da guardare girandogli attorno a diverse altezze. Il cavaliere sorride, cosa insolita in una statua funeraria, e nessuno ha mai spiegato perché.

Le Arche Scaligere

Tempo 30 minuti · Gratis da fuori · Accanto a piazza dei Signori

Le tombe gotiche dei signori della Scala
Le tombe stanno in aria, sotto baldacchini gotici · Foto di Didier Descouens — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dentro un recinto di ferro battuto lavorato con il motivo della scala — lo stemma di famiglia — stanno le tombe dei signori di Verona, e sono sospese in aria su colonne, sotto baldacchini gotici, con le statue equestri in cima. Non c’è niente di simile in Italia.

Quella di Cangrande sta direttamente sopra il portale della chiesa di Santa Maria Antica; le altre — Mastino II, Cansignorio — sono nel recinto. Si vedono benissimo da fuori: l’ingresso interno apre in modo saltuario.

La Torre dei Lamberti

Tempo 45 minuti · Biglietto circa 8 € con l’ascensore · 368 gradini a piedi

Sant’Anastasia e i tetti di Verona dalla Torre dei Lamberti
Sant’Anastasia e i tetti, dall’alto della torre · Foto di David Monniaux — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Ottantaquattro metri, la più alta della città, cominciata nel 1172 e completata nell’Ottocento — si vede il cambio di materiale a metà. In cima ci sono le due campane storiche: il Rengo, che chiamava il popolo a raccolta, e la Marangona, che segnava gli orari di lavoro e dava l’allarme per gli incendi.

L’ascensore risparmia metà della salita ma non l’ultimo tratto. Da lassù si capisce la pianta della città: l’ansa dell’Adige, l’Arena, i tetti rossi e le colline dietro.

Le chiese

San Zeno Maggiore

Tempo 1 ora · Biglietto circa 4 € · Il luogo più sottovalutato della città

La Ruota della Fortuna, rosone della basilica di San Zeno
La Ruota della Fortuna: sei figure che salgono e scendono attorno al cerchio · Foto di José Luiz — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Un chilometro a ovest di Castelvecchio, fuori dal giro dei visitatori in giornata, sta una delle chiese romaniche più importanti d’Italia. La facciata è in tufo dorato, con il rosone di Brioloto detto la Ruota della Fortuna: sei figure umane salgono e scendono attorno al cerchio, ed è una lezione morale scolpita nella pietra.

Il portale è di Nicolò, con i rilievi della Genesi e la leggenda di Teodorico ai lati. Ma la cosa da vedere sono le porte di bronzo: quarantotto formelle fuse fra l’XI e il XII secolo, con storie bibliche e miracoli di san Zeno. Le figure sono sproporzionate, gli occhi enormi, i gesti esagerati: non è imperizia, è una lingua diversa, e funziona.

Dentro, sull’altare maggiore, il trittico di Mantegna del 1459, che inventò il modo rinascimentale di dipingere una pala. Le tre tavole della predella furono portate via da Napoleone e non sono mai tornate: due sono al Louvre, una a Tours, e al loro posto ci sono copie fotografiche. Nella navata destra, una statua di san Zeno che sorride, rarissima nel romanico: i veronesi la chiamano «san Zen che ride». E nella cripta, secondo la tradizione, si sposarono Romeo e Giulietta.

Sant’Anastasia

Tempo 45 minuti · Biglietto circa 4 € · La chiesa più grande della città

Gotica, con la facciata rimasta incompiuta. Due cose da cercare. All’ingresso, due statue di uomini piegati sotto il peso delle acquasantiere: i veronesi li chiamano i gobbi, e i bambini ci si arrampicano da secoli. E in alto, in una cappella, il San Giorgio e la principessa del Pisanello: un affresco staccato del Quattrocento in cui il cavaliere sta montando a cavallo, con due impiccati sullo sfondo. È il gotico internazionale al suo massimo e sta lontano dagli occhi: guardatelo con calma.

Il Duomo e San Fermo

Tempo 1 ora e mezza per entrambi · Circa 4 € ciascuna · Biglietto cumulativo per le chiese

Un interno della cattedrale di Santa Maria Matricolare
Il Duomo: portale romanico di Nicolò, interno gotico · Foto di H. Zell — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il Duomo sta verso l’ansa del fiume. Il portale romanico è di Nicolò, lo stesso di San Zeno, con i paladini Orlando e Olivieri scolpiti ai lati; dentro, nella prima cappella a sinistra, c’è un’Assunta di Tiziano. Il complesso comprende il battistero di San Giovanni in Fonte, con una vasca monolitica scolpita nel Duecento.

San Fermo Maggiore è due chiese sovrapposte: quella inferiore romanica dell’XI secolo, quella superiore gotica del Trecento con uno straordinario soffitto a carena di nave in legno dipinto, con quattrocento ritratti di santi. Poca gente e nessuna fila.

La Verona romana

La città è romana molto più di quanto sembri: la griglia del centro dentro l’ansa è ancora quella del castrum, e i resti sono sparsi ovunque, spesso incastrati nelle case. Verona è patrimonio UNESCO dal 2000 proprio per questa continuità di duemila anni.

Teatro Romano e Museo Archeologico

Tempo 1 ora e mezza · Biglietto circa 5 € · Sulla riva sinistra

Le gradinate del Teatro Romano sulla riva dell’Adige
Il Teatro Romano: rimasto sepolto sotto le case fino all’Ottocento · Foto di MM — Public domain, via Wikimedia Commons

Del I secolo avanti Cristo, addossato alla collina sulla riva sinistra. Per secoli è rimasto sepolto sotto un intero quartiere, e fu riportato alla luce nell’Ottocento da un privato, Andrea Monga, che comprò le case una a una per demolirle. Sopra la cavea, un ex convento ospita il Museo Archeologico, e dalla terrazza si guarda la città dall’alto.

D’estate ci si tiene l’Estate Teatrale Veronese: Shakespeare recitato dentro un teatro romano, che è una coincidenza troppo bella per sprecarla.

Ponte Pietra, Porta Borsari, Arco dei Gavi

Tempo 1 ora in tutto · Gratis · Sparsi per il centro

Il Ponte Pietra sull’Adige, visto da Castel San Pietro
Le due arcate verso la riva sinistra sono romane, le altre no · Foto di MM — Public domain, via Wikimedia Commons

Il Ponte Pietra è il più antico della città: le due arcate verso la riva sinistra sono romane, del I secolo avanti Cristo, le altre furono rifatte nel Medioevo e nel Cinquecento, e la differenza di pietra si vede a occhio nudo. Anche questo fu fatto saltare nel 1945 e ricostruito ripescando i blocchi originali dal letto del fiume.

Porta Borsari è la porta principale della città romana, del I secolo dopo Cristo, e sta incastrata fra i palazzi di una via commerciale: ci si passa davanti senza accorgersene. L’Arco dei Gavi, vicino a Castelvecchio, fu costruito da una famiglia privata per celebrare sé stessa, smontato da Napoleone e rimontato nel 1932 pochi metri più in là: accanto si vede ancora un tratto di basolato della via Postumia, con i solchi dei carri.

Oltre l’Adige e i panorami

Castel San Pietro

Tempo 1 ora · Gratis a piedi, funicolare circa 2 € · Andateci al tramonto

Il panorama di Verona e dell’Adige da Castel San Pietro
Il panorama migliore, e non costa niente se si salgono le scale · Foto di Jacopo Prisco — CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons

Sopra il Teatro Romano, in cima alla collina. L’edificio è una caserma austriaca dell’Ottocento e non si visita, ma non è per quello che si sale: la terrazza davanti è il punto da cui si vede Verona intera con l’ansa dell’Adige, i ponti, i campanili e le colline.

Si sale a piedi per una scalinata, dieci minuti ripidi, oppure con la funicolare riaperta nel 2017, che ci mette un minuto e mezzo. Il momento giusto è il tramonto, quando la pietra della città diventa rosa.

Il Giardino Giusti

Tempo 1 ora · Biglietto circa 10 € · Uno dei giardini più antichi d’Europa

Il giardino all’italiana di Palazzo Giusti
Il viale dei cipressi sale verso il mascherone in cima · Foto di Paolo Villa — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Disegnato nel Cinquecento ed è uno dei giardini all’italiana meglio conservati d’Europa: siepi geometriche in basso, poi un viale di cipressi altissimi che sale verso la collina fino a un mascherone di pietra che nelle feste sputava fuoco, e da lì una terrazza sulla città. C’è anche un labirinto di siepi, fra i più antichi esistenti.

Goethe ci passò nel 1786 e ne scrisse nel Viaggio in Italia; anche Mozart lo visitò. Sta a dieci minuti dal Ponte Pietra ed è sempre quasi vuoto.

Veronetta

Tempo quanto ne volete · Gratis · Il quartiere universitario

La riva sinistra si chiama Veronetta ed è il quartiere dove i turisti non vanno: università, osterie di quartiere, prezzi normali, e la chiesa di Santo Stefano, una delle più antiche della città. Se cercate una cena vera invece che un menù turistico, è qui che si attraversa il ponte.

Il vino, tutto attorno alla città

Una bottiglia di Amarone della Valpolicella
L’Amarone: uve appassite per mesi, poi la pigiatura · Foto di Jerzy Kociatkiewicz — CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Verona è circondata da denominazioni importanti in tutte le direzioni, e ospita Vinitaly, la più grande fiera del vino d’Italia, ogni aprile.

A nord c’è la Valpolicella, che comincia a venti minuti di auto. L’Amarone nasce dall’appassimento: le uve riposano su graticci per tre o quattro mesi, perdono metà del peso in acqua e solo allora si pigiano, dando un vino da quindici o sedici gradi che invecchia decenni. Chiedete di vedere le fruttaie, le stanze dove l’uva appassisce: fra ottobre e gennaio sono piene. Dallo stesso metodo nasce il Recioto, la versione dolce, che è il vino più antico della zona.

A est c’è Soave, con un castello scaligero perfettamente conservato sulla collina e le mura che scendono a cingere il paese: il vino bianco è da uve garganega. A sud-ovest, verso il lago, il Bardolino e il Lugana.

Le cantine si visitano sempre su prenotazione, con degustazione fra i venti e i quaranta euro. Senza auto la soluzione è un tour organizzato che parte da Verona: i mezzi pubblici fra una cantina e l’altra non esistono, e chi guida non beve.

Che cosa si mangia

La cucina veronese è di pianura e di fiume. I bigoli sono uno spaghettone grosso fatto al torchio, con le sarde o con il ragù d’asino. Il risotto all’Amarone è il piatto che tutti provano ed è effettivamente buono. La pastissada de caval è carne di cavallo stufata a lungo nel vino: è il piatto storico della città e conviene saperlo prima di ordinare.

Gli gnocchi hanno un ruolo istituzionale: il carnevale veronese si chiama Venerdì Gnocolar e la maschera cittadina, il Papà del Gnoco, regge uno scettro con uno gnocco infilzato. Il dolce è il pandoro, brevettato a Verona da Melegatti nel 1894.

Tre cose da sapere

Il centro sta in un’ansa e si cammina tutto. Dall’Arena a piazza delle Erbe dieci minuti, a Castelvecchio quindici, al Ponte Pietra venti. L’unico mezzo utile è la funicolare per Castel San Pietro.

Il balcone di Giulietta è del 1936. Saperlo prima cambia l’umore: cinque minuti nel cortile, che è gratis, e si va avanti. Le cose vere cominciano cento metri più in là.

San Zeno vale il chilometro in più. Sta fuori dal circuito e la maggior parte dei visitatori in giornata non ci arriva. È la seconda cosa della città dopo l’Arena e costa quattro euro.

Quando andare

Aprile-giugno e settembre-ottobre. L’autunno coincide con la vendemmia in Valpolicella e con le fruttaie piene. L’estate ha l’opera in Arena, che è una ragione seria per venire, ma anche caldo, folla e un lago di Garda impraticabile.

Due settimane da tenere d’occhio: Vinitaly ad aprile, quando gli alberghi raddoppiano e triplicano i prezzi, e Verona in Love attorno a San Valentino, che riempie il centro. La stagione lirica, da giugno a settembre, alza i prezzi solo nelle sere di spettacolo.

Quanto costano gli ingressi

Luogo Costo indicativo
Piazza delle Erbe, piazza dei Signori, Arche Scaligere gratis
Ponte Pietra, Ponte Scaligero, Porta Borsari, Arco dei Gavi gratis
Cortile della Casa di Giulietta gratis
Castel San Pietro a piedi gratis
Funicolare per Castel San Pietro circa 2 €
San Zeno, Sant’Anastasia, Duomo, San Fermo circa 4 € ciascuna
Teatro Romano e Museo Archeologico circa 5 €
Casa di Giulietta circa 6 €
Torre dei Lamberti con ascensore circa 8 €
Museo di Castelvecchio circa 9 €
Giardino Giusti circa 10 €
Arena, visita diurna circa 12 €
Opera in Arena, gradinata da poche decine di euro

Cifre di riferimento ad agosto 2026: le tariffe cambiano, verificate sui siti ufficiali. La Verona Card comprende quasi tutti i monumenti cittadini e si ripaga da tre ingressi in su.

Come scegliere, secondo il tempo che avete

Mezza giornata. L’Arena, piazza delle Erbe e piazza dei Signori con le Arche Scaligere. Un chilometro in tutto e circa dodici euro.

Un giorno. Aggiungete la Torre dei Lamberti, Sant’Anastasia, Castelvecchio con il museo di Scarpa e il tramonto da Castel San Pietro.

Due giorni. Il secondo giorno è per San Zeno la mattina e per la riva sinistra il pomeriggio: Teatro Romano, Giardino Giusti, Veronetta.

Tre giorni. Il terzo si esce: le cantine della Valpolicella, oppure Sirmione e il lago di Garda a mezz’ora di treno, oppure Mantova con la Camera degli Sposi di Mantegna.

Domande frequenti

Che cosa vedere assolutamente a Verona?

Cinque cose: l’Arena, il museo di Castelvecchio con l’allestimento di Carlo Scarpa, le porte di bronzo di San Zeno Maggiore, piazza delle Erbe con la Torre dei Lamberti e il tramonto da Castel San Pietro. Due di queste sono gratuite.

Il balcone di Giulietta è autentico?

No. La casa è trecentesca e apparteneva ai Cappello, ma il balcone fu montato nel 1936 usando un frammento di sarcofago del Trecento. Shakespeare non è mai stato a Verona e la statua di bronzo, del 1969, oggi è una copia: l’originale fu ritirato nel 2014 perché si era crepato. Il cortile è gratuito e ci si sta cinque minuti.

Perché Castelvecchio è importante per gli architetti?

Per l’allestimento museale di Carlo Scarpa, fra il 1958 e il 1964: lasciò a vista le stratificazioni delle epoche invece di nasconderle, sospese le opere su supporti di ferro e cemento e aprì percorsi imprevisti. È uno dei capolavori della museografia del Novecento. Il punto più celebre è la statua equestre di Cangrande su una mensola a sbalzo sopra il vuoto, all’aperto.

Perché vale la pena andare a San Zeno?

Perché è la seconda cosa di Verona dopo l’Arena e sta un chilometro fuori dal giro, quindi quasi nessun visitatore in giornata ci arriva. Ha il rosone della Ruota della Fortuna, quarantotto formelle di bronzo dell’XI-XII secolo sulle porte e il trittico di Mantegna del 1459 sull’altare. Costa circa quattro euro.

Si può assistere all’opera nell’Arena?

Sì, da giugno a settembre. Il festival lirico va avanti dal 10 agosto 1913, quando ci fu messa in scena l’Aida per il centenario di Verdi: circa tredicimila spettatori, nessuna amplificazione, e le candeline accese dal pubblico quando si spengono le luci. I posti in gradinata costano poche decine di euro ma si sta seduti sulla pietra: serve un cuscino, che si affitta all’ingresso.

Che cos’è l’Amarone?

Il vino della Valpolicella, che comincia a venti minuti da Verona. Nasce dall’appassimento: le uve riposano su graticci per tre o quattro mesi, perdono metà del peso in acqua e solo dopo si pigiano, dando un vino da quindici o sedici gradi che invecchia decenni. Le cantine si visitano su prenotazione e la degustazione costa fra i venti e i quaranta euro.

Che cosa si mangia a Verona?

Bigoli con le sarde o col ragù d’asino, risotto all’Amarone, gnocchi — il carnevale locale si chiama Venerdì Gnocolar — e la pastissada de caval, che è carne di cavallo stufata nel vino e conviene sapere in anticipo che cos’è. Il dolce è il pandoro, brevettato qui da Melegatti nel 1894.

Verona è patrimonio UNESCO?

Sì, dal 2000, e non per un singolo monumento ma per la continuità di duemila anni di città: la griglia romana dentro l’ansa dell’Adige, i resti imperiali incastrati fra le case, l’impianto scaligero del Trecento e le fortificazioni veneziane e austriache, tutti sovrapposti e tutti ancora leggibili.

Quando conviene visitare Verona?

Aprile-giugno e settembre-ottobre. L’autunno coincide con la vendemmia in Valpolicella. L’estate ha l’opera in Arena ma anche caldo e folla. Evitate la settimana di Vinitaly ad aprile, quando i prezzi degli alberghi raddoppiano o triplicano.

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