Tre settimane sono il tempo che serve per attraversare davvero l’Argentina da un capo all’altro: dalle diciassette latitudini del nord-ovest andino, ai duemila chilometri di Patagonia fino a Ushuaia, la città più a sud del mondo, passando per la fauna marina di Península Valdés. È lo stesso scheletro delle due settimane — Buenos Aires, Iguazú, El Calafate, El Chaltén, Mendoza — con tre tappe nuove che completano il giro del paese.
Da Ushuaia a Salta ci sono oltre 3.700 km: sulla stessa mappa dell’Argentina ci starebbe da Londra ad Ankara.
Le prime quattro tappe seguono lo stesso percorso dell’itinerario di due settimane: Buenos Aires (Plaza de Mayo, San Telmo, La Boca, Recoleta, Teatro Colón), le cascate dell’Iguazú con la Garganta del Diablo, il ghiacciaio Perito Moreno a El Calafate, e il trekking al Fitz Roy da El Chaltén. Con tre settimane a disposizione, questi dieci giorni si vivono con calma, senza dover comprimere Buenos Aires in tre soli giorni.

Volo El Calafate–Ushuaia, circa 1h40 · 2 notti · la città più a sud del pianeta

Ushuaia, capitale della Terra del Fuoco argentina, è ufficialmente la città più a sud del mondo con più di diecimila abitanti (Puerto Williams, in Cile, è più a sud ma molto più piccola): fu fondata nel 1884 anche come colonia penale, sul modello dell’Australia britannica, per popolare un territorio remoto e conteso col Cile. Oggi è il punto di partenza per le crociere in Antartide e per navigare il canale di Beagle, che prende il nome dalla nave di Charles Darwin che lo esplorò nel 1830.

Il Parco Nazionale Tierra del Fuego, a poca distanza dalla città, ha sentieri fra foreste subantartiche di lenga e coihue e la baia di Lapataia, dove finisce (o comincia, a seconda del verso) la Ruta 3, la strada che parte da Buenos Aires: un cartello segna il chilometro 3.079. Una gita in barca sul canale di Beagle porta all’Isla de los Lobos, colonia di leoni marini, e al faro Les Éclaireurs, spesso scambiato per errore per il più famoso «faro della fine del mondo» di un racconto di Jules Verne, che in realtà si trova su un’isola diversa e disabitata.
Volo Ushuaia–Trelew (via Buenos Aires) · 2 notti a Puerto Madryn · la fauna dell’Atlantico australe

Península Valdés, patrimonio UNESCO dal 1999, è una delle concentrazioni di fauna marina più importanti del Sud America: nei mesi giusti (soprattutto giugno-dicembre) le balene franche australi vengono a riprodursi e allevare i piccoli nelle baie riparate di Golfo Nuevo e Golfo San José, avvicinandosi alla costa quanto in pochissimi altri posti al mondo — a volte visibili anche da terra, oltre che dalle imbarcazioni autorizzate. Orche, elefanti marini, otarie e pinguini di Magellano completano un ecosistema che gli argentini chiamano, senza troppa esagerazione, il loro Serengeti marino.

A un’ora e mezza da Puerto Madryn, Punta Tombo ospita la colonia di pinguini di Magellano più grande del continente: fino a un milione di esemplari fra settembre e aprile, quando arrivano per nidificare e allevare i piccoli prima di tornare al mare aperto per l’inverno. I sentieri delimitati permettono di camminare a pochi metri dai nidi senza disturbare gli animali, abituati alla presenza controllata dei visitatori.
Volo via Buenos Aires · 3 notti · l’Argentina andina e coloniale

Salta, soprannominata «la Linda» per l’architettura coloniale spagnola meglio conservata del paese, è la base per esplorare la Quebrada de Humahuaca, un canyon andino patrimonio UNESCO percorso da una rotta commerciale usata ininterrottamente da oltre diecimila anni, prima dagli Inca e poi dai coloni spagnoli. A Purmamarca il Cerro de los Siete Colori mostra bande di roccia sedimentaria che vanno dal rosso al verde al giallo, il risultato di milioni di anni di depositi minerali diversi.

Le Salinas Grandes, a oltre 3.000 metri di altitudine, sono una distesa di sale bianco di quasi trecento chilometri quadrati che si raggiunge con un percorso di tornanti mozzafiato attraverso la Cuesta de Lipan: camminarci sopra, con l’assenza quasi totale di punti di riferimento all’orizzonte, gioca scherzi ottici curiosi nelle fotografie. Chi ha tempo aggiunge Cafayate, altra zona vinicola nota per il Torrontés, un vitigno bianco aromatico che qui trova condizioni uniche per l’altitudine estrema dei vigneti.
Volo via Buenos Aires · 3 notti · le cantine ai piedi delle Ande

Le bodegas del Malbec, fra Lujan de Cuyo e Valle de Uco, con la cordigliera delle Ande sullo sfondo: stessa tappa descritta nell’itinerario di due settimane, qui come chiusura di un viaggio che ha attraversato quasi tutti i climi e paesaggi del paese — dalla foresta subtropicale di Iguazú ai ghiacci della Patagonia, dal deserto andino ai vigneti. Un giorno di margine prima del volo di rientro aiuta ad assorbire un itinerario così lungo senza arrivare in aeroporto esausti.
| Voce | Costo |
|---|---|
| 6-7 voli interni (via Buenos Aires) | 600-950 euro |
| Bus El Calafate–El Chaltén | circa 40 euro |
| Alloggio, 21 notti (camera media) | 800-1.400 euro |
| Ingressi e gite guidate (Iguazú, Los Glaciares, canale di Beagle, avvistamento balene, Punta Tombo) | circa 250-350 euro |
| Degustazioni cantine (Mendoza e Cafayate) | circa 80-120 euro |
| Pasti, 21 giorni | 350-550 euro |
| Totale in loco | circa 2.200-3.400 euro a persona |
Cifre di riferimento a settembre 2026, volo intercontinentale escluso. Su un viaggio così lungo l’inflazione e il cambio pesano ancora di più: verificate il tasso reale a ridosso della partenza, e considerate che molti servizi turistici (tour, hotel di fascia alta, voli) sono quotati direttamente in dollari per proteggersi dalla svalutazione del peso.
Per le tappe principali sì, ma l’Argentina è troppo grande per essere “vista tutta” in qualunque tempo ragionevole: restano fuori, ad esempio, le Missioni gesuitiche, la regione dei laghi (Bariloche), Ushuaia in versione estesa con trekking multi-giorno. Questo itinerario copre comunque i climi e paesaggi più rappresentativi del paese.
Con gite in barca autorizzate da Puerto Pirámides, l’unico paese sulla penisola: la stagione migliore è giugno-dicembre, con il picco a settembre-ottobre. Fuori da questi mesi le balene non sono presenti e la visita si concentra su altra fauna (elefanti marini, orche stagionali, pinguini).
Sì, buona parte dell’itinerario a Salta e dintorni si svolge oltre i 3.000 metri: il mal d’altitudine (soroche) è comune nei primi giorni. Bere molta acqua, salire gradualmente ed evitare sforzi intensi il primo giorno aiuta a ridurre i sintomi.
Con abbigliamento a strati: giacca a vento e strati termici per la Patagonia (freddo anche in estate australe, soprattutto per il vento), abbigliamento leggero e protezione solare per il nord-ovest, dove il sole ad alta quota è molto intenso nonostante le temperature non altissime.
Alcune compagnie argentine offrono pass multi-tratta per stranieri che possono convenire su un itinerario con così tanti voli: vale la pena confrontare il costo del pass con quello dei biglietti singoli al momento della prenotazione, dato che le condizioni cambiano nel tempo.
Con un tenore medio, 100-160 euro al giorno a persona compreso l’alloggio, simile alle due settimane ma con più giorni totali. I voli interni multipli restano la voce più pesante e meno comprimibile del budget.
Non lasciare giorni di margine fra un volo e l’altro: con sette tratte interne, anche un piccolo ritardo può creare un effetto domino su tutto il resto dell’itinerario. Meglio pianificare almeno un giorno di cuscinetto ogni due o tre tappe, soprattutto prima del volo di rientro.
Settembre 4, 2026