A Key Largo non si viene per la città, perché non c’è: c’è una strada lunga cinquanta chilometri con il mare da tutte e due le parti, qualche motel e i pontili delle barche. Si viene per quello che sta sott’acqua: la sola barriera corallina viva degli Stati Uniti continentali, la terza più grande del mondo, che comincia a sette chilometri dalla riva. E per una cosa che non ti aspetti di trovare in Florida: sul fondo del mare, a sette metri di profondità, c’è la copia di una statua italiana, quella del Cristo degli Abissi di San Fruttuoso. Basta una maschera per vederla.
Gli indirizzi qui non hanno numero civico ma il Mile Marker: Key Largo va dal miglio 106 al 91.
Mezza giornata · 2 tappe · dalle 8:30 alle 13 · è il motivo del viaggio
Ingresso circa 9 $ ad auto · Uscita in barca con snorkeling 40-50 $, circa 3 ore e mezza · Battello dal fondo trasparente circa 30 $ · Miglio 102,5

Il John Pennekamp Coral Reef State Park aprì nel 1963 e fu il primo parco sottomarino degli Stati Uniti: il settanta per cento della sua superficie è acqua, e si estende per cinque chilometri al largo. Prende il nome da un giornalista di Miami che si batté per proteggere la barriera quando negli anni Cinquanta i cacciatori di souvenir la stavano smontando a pezzi con le leve.
Dal molo partono tre cose diverse, e conviene sceglierne una sola:
Dentro il parco c’è anche una spiaggia riparata dove si entra in acqua da riva, con l’acqua bassa e calma: si vedono i pesci ma non il corallo, che è molto più al largo.
Compreso in alcune uscite in barca, chiedete prima · Profondità 7 metri · si vede anche dalla superficie con la maschera

Sulla secca di Dry Rocks, a sette metri di profondità, c’è una statua di bronzo alta due metri e mezzo che rappresenta Cristo con le braccia alzate verso la superficie. È la copia di una statua italiana: l’originale, scolpito da Guido Galletti, sta dal 1954 nella baia di San Fruttuoso, in Liguria, e fu voluto in memoria di un sommozzatore morto.
Questa fu fusa dallo stesso stampo e donata nel 1961 da Egidio Cressi, l’industriale italiano delle attrezzature subacquee, alla Underwater Society of America; fu calata sul fondo nel 1965. Oggi è ricoperta di alghe e coralli e ci nuotano intorno i pesci: è il soggetto fotografico più famoso della Florida sottomarina, e per gli italiani che arrivano fin qui c’è qualcosa di curioso nel ritrovarsi davanti un pezzo di Liguria.
Non tutte le uscite in barca vanno a Dry Rocks: dipende dalle condizioni del mare e dal programma del giorno. Se ci tenete, chiedetelo esplicitamente al momento della prenotazione, perché molti tornano a casa senza averlo visto.
2 ore · 1 tappa · dalle 14 alle 16 · la parte silenziosa della giornata
Noleggio kayak 25-40 $ per due ore · Dentro il parco o in uno dei noleggi lungo la strada · non serve esperienza

Dietro l’isola, sul lato del Golfo, c’è un labirinto di canali fra le mangrovie che si percorre in kayak. L’acqua è alta mezzo metro, non c’è corrente e in certi tratti i rami si chiudono sopra la testa formando delle gallerie verdi. È l’esatto contrario della mattina: nessun motore, nessuna voce, e si sentono solo gli uccelli.
Le mangrovie rosse sono la ragione per cui i Keys esistono: crescono con le radici nell’acqua salata, trattengono i sedimenti e costruiscono terra dove non ce n’era. Fanno anche da vivaio: fra quelle radici crescono i piccoli di quasi tutti i pesci che poi vivono sulla barriera, e da qui parte la catena alimentare del reef. Sono protette per legge, e tagliarne una senza autorizzazione è un reato.
Si vedono aironi, ibis bianchi, cormorani, e con un po’ di fortuna le tartarughe marine e i lamantini, che d’inverno entrano nelle acque calde e basse. I lamantini sono lenti e curiosi: la regola è non toccarli e non inseguirli.
2 ore · 1 tappa · dalle 16 alle 18
Giro in barca circa 60 $ per un’ora · Guardarla è gratis · Miglio 100, dietro un albergo sulla strada
Al miglio 100, ormeggiata in un canaletto dietro un albergo, c’è una barchetta a vapore del 1912: è la African Queen, quella vera, il battello del film del 1951 con Humphrey Bogart e Katharine Hepburn girato in Congo e in Uganda. Dopo il film finì dimenticata, fu ritrovata in Egitto negli anni Sessanta, restaurata e portata qui. Naviga ancora: si può fare un giro di un’ora nei canali, con il vapore e tutto.
Sulla confusione fra i due film vale la pena essere onesti. Key Largo, il film del 1948 con Bogart, Bacall e Edward G. Robinson diretto da John Huston, è ambientato qui ma fu girato quasi tutto in studio a Hollywood: della vera Key Largo ci sono poche riprese esterne. La città ci ha comunque costruito sopra la propria identità, e nel 1952 una località che si chiamava Rock Harbor si fece ribattezzare ufficialmente Key Largo per attirare i turisti del film. Anche il nome, insomma, viene dal cinema.
Il nome originale è spagnolo: Cayo Largo, l’isola lunga, ed è giusto — con i suoi cinquanta chilometri è la più estesa di tutte le Keys.
2 ore · 1 tappa · dalle 18 alla cena
Gratis · Lato ovest, quello del Golfo del Messico · molti ristoranti hanno il pontile

Una cosa semplice che molti sbagliano: i Keys sono una striscia orientata da nord-est a sud-ovest, con l’Atlantico a est e il Golfo del Messico a ovest. Il tramonto si guarda quindi dal lato del Golfo, cioè dalla parte opposta a quella dove si fa lo snorkeling. Molti ristoranti e bar sul lato ovest hanno un pontile e un orario di aperitivo tarato sul tramonto.
Per la cena, la cucina locale è semplice e di mare: il panino di pesce fresco, le conch fritters — frittelle di conchiglia, che oggi si fa con conchiglie importate perché la pesca locale è vietata dal 1975 per proteggere la specie — e la Key lime pie, la torta al lime, che è il dolce ufficiale della Florida: si fa con i lime piccoli e gialli dei Keys, e quella vera ha il ripieno giallo pallido, non verde. Se ve la portano verde è colorante.
Se avete voglia di una cosa strana: a Key Largo c’è il Jules’ Undersea Lodge, un albergo con due sole camere posato sul fondo di una laguna a sette metri di profondità, in un ex laboratorio di ricerca. Per entrare in camera bisogna immergersi con le bombole, e la pizza viene consegnata in una cassa stagna da un fattorino sub.
| Voce | Spesa |
|---|---|
| Ingresso al parco Pennekamp | circa 9 $ ad auto |
| Uscita in barca con snorkeling | 40-50 $ |
| oppure battello dal fondo trasparente | circa 30 $ |
| Noleggio kayak, 2 ore | 25-40 $ |
| Giro sulla African Queen (facoltativo) | circa 60 $ |
| Spiagge, mangrovie da riva, tramonto | gratis |
| Pranzo e cena | 40-70 $ |
| Totale | circa 115-170 $ a persona |
Cifre di riferimento ad agosto 2026, in dollari, escluso il noleggio dell’auto. L’ingresso al parco si paga ad auto e non a persona, quindi in due o tre si divide. Se scendete fino a Key West nello stesso viaggio, tenete il biglietto: alcuni parchi statali della Florida hanno tariffe combinate.
Da Miami sono circa cento chilometri e un’ora e mezza di auto: si prende la statale 1 verso sud, si attraversa Homestead e poi il lungo rettilineo delle Eighteen Mile Stretch in mezzo alla palude, che è l’unico accesso ai Keys. Da lì in poi c’è una sola strada fino a Key West.
Conviene partire presto, verso le sette e mezza: le uscite in barca migliori sono quelle del mattino, quando il mare è più calmo e l’acqua più limpida, e nel pomeriggio il traffico di rientro verso Miami rallenta parecchio nei fine settimana.
Senza auto non è praticabile: sui Keys il trasporto pubblico è quasi inesistente e le distanze fra un miglio e l’altro sono pensate per la macchina. In alternativa ci sono le gite organizzate in giornata da Miami, che però hanno tempi stretti e in genere includono solo il battello.
Sì, ed è il modo giusto di visitarla: sono cento chilometri e un’ora e mezza di auto. Partendo alle sette e mezza si prende l’uscita in barca del mattino, si passa il pomeriggio fra mangrovie e strada e si torna dopo il tramonto. Per scendere fino a Key West, invece, serve dormire sui Keys.
Una statua di bronzo alta due metri e mezzo posata nel 1965 sul fondo del mare a sette metri di profondità, sulla secca di Dry Rocks. È la copia della statua di Guido Galletti che sta a San Fruttuoso, in Liguria, e fu donata dall’industriale italiano Egidio Cressi. Si raggiunge in barca e si vede anche solo con maschera e boccaglio.
No, ma bisogna saper nuotare. Le barche forniscono maschera, boccaglio, pinne e giubbotto galleggiante, e sulla barriera l’acqua è alta due-cinque metri con un cavo galleggiante a cui tenersi. Chi non se la sente resta a bordo o sceglie il battello dal fondo trasparente.
Da giugno a settembre: mare calmo, acqua a ventinove gradi e visibilità migliore. D’inverno il tempo è più fresco e gradevole a terra, ma i fronti freddi da nord alzano il mare e le uscite in barca vengono annullate spesso.
Sì, ma è in difficoltà: lo sbiancamento dovuto al riscaldamento dell’acqua ha colpito duramente questi fondali, e l’estate del 2023 è stata particolarmente dura. Ci sono organizzazioni che coltivano e ripiantano coralli, e alcune uscite ne parlano. Non aspettatevi i colori dei documentari degli anni Novanta: aspettatevi comunque una cosa che vale il viaggio.
Sì. Sui Keys non c’è trasporto pubblico utile e tutto è disposto lungo un’unica strada, con gli indirizzi indicati per Mile Marker invece che per numero civico. L’alternativa è una gita organizzata da Miami, con orari più rigidi.
I cippi verdi che segnano le miglia lungo la statale 1: il miglio 0 sta a Key West e i numeri salgono andando verso nord. Key Largo va dal miglio 106 al 91. Gli indirizzi, i ristoranti e i noleggi si indicano così, e conviene abituarsi subito.
Quasi per niente: il film del 1948 con Bogart e Bacall fu girato in gran parte in studio a Hollywood. Qui c’è però la African Queen vera, la barca del film del 1951, restaurata e ancora navigante. E nel 1952 una località dell’isola si fece ribattezzare Key Largo proprio grazie al film.
Con fortuna sì, soprattutto d’inverno, quando entrano nelle acque basse e calde delle mangrovie e dei canali. Sono lenti e curiosi e a volte si avvicinano ai kayak. La legge federale vieta di toccarli, inseguirli o dar loro da mangiare.
La torta al lime dei Keys, dolce ufficiale della Florida: crema di lime, latte condensato e tuorli su una base di biscotto. Quella autentica ha il ripieno giallo pallido, perché il succo di lime è giallo: se ve la servono verde brillante, c’è del colorante.
Agosto 28, 2026