Una settimana in Thailandia è poco, e il modo di sprecarla è volere tutto. La scelta che funziona è prendere tre pezzi diversi del paese e accettare che siano tre: Bangkok , che è una megalopoli di dieci milioni di abitanti con dentro i templi reali e una città vecchia di duecento anni sul fiume; il nord , con Chiang Mai, che era un regno separato fino al 1892 e ha una cultura, una cucina e perfino una lingua diverse; e il sud , con le pareti calcaree che escono dal mare. Sono due voli interni in sette giorni, e non c’è modo di evitarli: la Thailandia è lunga milleseicento chilometri .
Da Bangkok a Chiang Mai ci sono 700 km, da Chiang Mai a Krabi 1.400: guardando la mappa si capisce perché i due voli non si evitano.
6 km a piedi · 3 tappe · dalle 8:30 alle 22:00 · a piedi e in barca
Tempo 3 ore · Ingresso 500 baht · Aprite alle 8:30 , quando apre: alle 10 è un inferno di caldo e di gente · Chiude alle 15:30

Il Grande Palazzo è il centro simbolico della Thailandia, costruito nel 1782 quando Rama I spostò la capitale sulla riva orientale del fiume dopo la distruzione di Ayutthaya. È una città nella città: duecentodiciottomila metri quadrati di padiglioni, guglie dorate e mosaici di specchi, con dentro il tempio più importante del paese.
Il Wat Phra Kaew custodisce il Buddha di Smeraldo , ed è il caso raro di un oggetto sacro più piccolo della sua fama: sono 66 centimetri di giada — non smeraldo — su un altare altissimo, e da sotto si vede a fatica. La statua è il palladio del regno: fu trovata nel 1434 dentro uno stucco crepato a Chiang Rai, viaggiò per Laos e Thailandia seguendo le guerre, e chi la possedeva rivendicava la legittimità a governare. Tre volte l’anno, ai cambi di stagione, il re in persona ne cambia il vestito : uno per l’estate, uno per la stagione delle piogge, uno per l’inverno.
Intorno, sui chiostri, c’è un affresco lungo quasi due chilometri che racconta il Ramakien , la versione thailandese del Ramayana . Vale la pena percorrerne almeno un tratto: è il modo più diretto per capire quanto la cultura thailandese debba all’India passando per la Cambogia.
Tempo 1 ora e mezza · Ingresso 300 baht, bottiglia d’acqua compresa · Spostamento 10 minuti a piedi

Il Wat Pho è il tempio più antico di Bangkok e ospita il Buddha sdraiato : 46 metri di lunghezza e 15 di altezza, dentro un edificio che gli sta addosso, così che non lo si vede mai tutto insieme — si cammina lungo il fianco e appare a pezzi. Rappresenta il Buddha nel momento del parinirvana , l’ingresso definitivo nel nirvana al momento della morte. I piedi , alti tre metri, sono intarsiati in madreperla con le centootto caratteristiche che identificano un Buddha.
Lungo la parete ci sono centootto ciotole di bronzo : si compra una tazza di monetine e si lascia cadere una moneta in ognuna, come gesto di merito. Il rumore che fa la gente che lo fa è il suono del Wat Pho.
Il tempio è anche, di fatto, la prima università pubblica del paese : Rama III vi fece incidere su lapidi di marmo un compendio di medicina, astronomia, letteratura e massaggio, perché il sapere restasse accessibile a chi non sapeva leggere i libri. Da lì nasce la scuola di massaggio thailandese , che è ancora dentro il complesso: un’ora costa attorno ai 480 baht, e non è un massaggio rilassante ma una seduta di stiramenti e pressioni che può far male. Dopo un volo di undici ore, funziona.
Tempo 3 ore · Wat Arun 200 baht · Traghetto 5 baht · Barca di linea Chao Phraya Express, 16-30 baht

Il Chao Phraya è l’unico posto di Bangkok dove non c’è traffico, ed è il modo giusto per muoversi. Le barche di linea arancioni fermano a una ventina di pontili e costano meno di un euro; ci sale la gente che va al lavoro. Dal molo di Tha Tien un traghetto attraversa il fiume in tre minuti.

Sull’altra riva c’è il Wat Arun , il tempio dell’Aurora, con il prang centrale alto settanta metri in stile khmer. La cosa da guardare da vicino è il rivestimento: non è mosaico né ceramica dipinta, sono frammenti di porcellana cinese incastonati nel cemento — piatti e tazze arrivati come zavorra sulle navi mercantili e riutilizzati, pezzo per pezzo, per rivestire un tempio intero. Ci si sale per una scalinata molto ripida, e dall’alto si vede tutta l’ansa del fiume.
Il nome dice l’alba, ma il momento buono è il tramonto : si guarda dall’altra riva, da uno dei bar sul fiume a Tha Tien, mentre il cielo cambia colore dietro il prang. Poi si accendono le luci e comincia lo spettacolo che avete visto nella fotografia sopra.
In giornata da Bangkok · 80 km a nord · treno o minivan, un’ora e mezza

Dal 1350 al 1767 Ayutthaya è stata la capitale del Siam, e per un lungo periodo una delle città più grandi del mondo: verso il 1700 ci vivevano forse un milione di persone, più di Londra e Parigi. Sorge su un’isola alla confluenza di tre fiumi, ed era un porto internazionale dove avevano quartieri stabili i portoghesi, gli olandesi, i giapponesi, i persiani e i francesi. I diplomatici europei che ci arrivavano scrivevano di non aver mai visto niente di simile.
Nel 1767 l’esercito birmano la prese dopo un assedio di quattordici mesi, la saccheggiò e la incendiò. Le statue furono decapitate per l’oro che le rivestiva, i templi bruciarono, la popolazione fu deportata. La capitale non fu mai ricostruita: quindici anni dopo Rama I fondò Bangkok più a sud, e Ayutthaya restò un campo di rovine di mattoni rossi. Oggi è patrimonio UNESCO.
Il modo di visitarla è in bicicletta (50 baht al giorno) o con un tuk-tuk a ore: il parco archeologico è grande e piatto. I posti da non saltare:
Ci si arriva col treno dalla stazione di Krung Thep Aphiwat: 15-60 baht secondo la classe, un’ora e mezza, ed è un’esperienza in sé. In alternativa i minivan dal terminal di Mo Chit, o una gita organizzata che torna in barca sul fiume. Partite presto: dalle 11 alle 15 il caldo sulle rovine senza ombra è serio, e serve acqua e un cappello.

Volo Bangkok–Chiang Mai, 1h20 · 2 notti · il regno che era un altro paese
Il nord della Thailandia è un’altra cosa, e non è un modo di dire: il regno di Lanna , con capitale Chiang Mai, fu indipendente dal 1296 e diventato definitivamente parte del Siam solo nel 1892 . Ha un dialetto proprio, un alfabeto proprio, una cucina diversa — meno cocco, più erbe amare e influenze birmane — e un’architettura templare di legno scuro che con quella dorata di Bangkok non c’entra niente. Fa anche più fresco: siamo a trecento metri e circondati da montagne.
Tempo mezza giornata · Templi 40-50 baht ciascuno · Tutto a piedi dentro il quadrato delle mura

La città vecchia è un quadrato perfetto di un chilometro e mezzo di lato , circondato da un fossato e da quello che resta delle mura del Trecento. Dentro ci sono oltre trenta templi e ci si gira a piedi in mezza giornata.
Il Wat Chedi Luang è il più impressionante: il suo chedi era alto ottantadue metri ed era l’edificio più alto del regno, finché un terremoto nel 1545 non ne fece crollare la parte superiore. È rimasto così, mozzato, e l’effetto è migliore di quanto sarebbe stato intero. Qui fu custodito per ottant’anni il Buddha di Smeraldo che oggi sta a Bangkok. Il Wat Phra Singh ha invece la sala di legno più bella della città, e il Wat Chiang Man è il più antico, del 1296.
In molti templi di Chiang Mai ci sono i «monk chat» : tavolini dove i monaci giovani, che studiano inglese, si siedono a parlare con i visitatori. È gratuito, e serve a loro quanto a voi. Regola pratica: le donne non toccano un monaco e non gli passano un oggetto direttamente in mano.

La sera c’è il night bazaar tutti i giorni, e nel fine settimana due mercati molto migliori: il Saturday Walking Street in Wualai Road e il Sunday Walking Street dentro le mura, che chiudono al traffico strade intere. Si mangia camminando, spendendo pochissimo.
Tempo mezza giornata · Ingresso 30 baht · Spostamento songthaew rosso, 40 minuti di tornanti

Il Wat Phra That Doi Suthep sta su una montagna a 1.070 metri , quindici chilometri sopra la città, ed è il tempio più venerato del nord. Si sale una scalinata di trecentosei gradini fiancheggiata da due naga , i serpenti mitologici, oppure con la funicolare. In cima c’è una terrazza dorata con il chedi al centro, e dal parapetto si vede tutta la pianura di Chiang Mai.
La leggenda della fondazione è una delle migliori del sud-est asiatico: nel 1383 una reliquia del Buddha si sarebbe divisa in due ; per decidere dove custodire la seconda metà, la si caricò su un elefante bianco lasciato libero di camminare. L’animale salì la montagna, girò tre volte su se stesso, barrio` e morì. Il tempio fu costruito in quel punto.
Ci si va con i songthaew rossi , i pick-up con le panche dietro che sono il trasporto pubblico di Chiang Mai: si concorda il prezzo prima di salire, attorno ai 200 baht a testa andata e ritorno. Andateci presto la mattina , quando c’è la foschia sulla valle e i pullman non sono ancora arrivati.
Tempo una giornata intera · Costo 2.500-3.000 baht · Si prenota con giorni di anticipo

Su questo conviene essere chiari, perché è il punto su cui si sbaglia più spesso in Thailandia. Gli elefanti che si vedono nei campi turistici con la sella sul dorso, che dipingono quadri o giocano a calcio, sono stati addestrati con una procedura chiamata phajaan , che significa «spezzare»: l’animale giovane viene separato dalla madre, immobilizzato e privato di sonno e cibo per giorni finché non smette di opporsi. La sella, per di più, danneggia la colonna vertebrale, che negli elefanti non è fatta per portare pesi sopra.
Esistono però santuari veri , nati per accogliere elefanti recuperati dal lavoro nei boschi, dai campi turistici e dall’accattonaggio di strada. Il più noto è l’ Elephant Nature Park , a un’ora e mezza da Chiang Mai, fondato da Sangduen «Lek» Chailert , che per questo lavoro ha ricevuto riconoscimenti internazionali. Ce ne sono altri seri nella stessa valle.
Come si riconosce un posto onesto, in tre domande: si può cavalcare? Se sì, no. Ci sono spettacoli? Se sì, no. Gli elefanti stanno in branco e possono allontanarsi? Se no, no. Nei santuari seri si osserva, si cammina accanto a loro, a volte si prepara il cibo; non si sale, non si fa il bagno insieme — anche quello è stress — e i posti sono contingentati , quindi si prenota prima di partire.
Volo Chiang Mai–Krabi, 2 ore · 2 notti · barche a coda lunga
Tempo una giornata · Barca 100-150 baht da Ao Nang · Non c’è strada : si arriva solo via mare

Railay non è un’isola: è una penisola tagliata fuori dalla terraferma da pareti di calcare a strapiombo, e per questo ci si arriva solo con le long-tail boat , le barche di legno con il motore d’automobile e l’elica in fondo a un’asta lunghissima. Sono venti minuti di traversata da Ao Nang.
Ci sono quattro spiagge collegate da sentieri: Railay West per il tramonto, Phra Nang che è la più bella e ha in fondo una grotta con il santuario della principessa , dove i pescatori lasciano offerte a forma di fallo per avere pesca abbondante e figli. Le pareti sopra la spiaggia sono uno dei posti più famosi al mondo per l’ arrampicata sportiva : ci sono oltre settecento vie chiodate e diverse scuole che fanno corsi anche di mezza giornata per principianti.
Il sentiero che sale al punto panoramico e alla laguna interna è corto ma ripido, fangoso e con corde fisse: sono venti minuti che sembrano di più, e servono scarpe, non infradito.
Tempo una giornata · Costo 800-1.500 baht secondo il giro · Tassa parco nazionale 400 baht a parte

L’ultima giornata piena si passa in barca. Ci sono due opzioni, e vale la pena sceglierle sapendo cosa cambia.
Le Phi Phi sono le più famose: pareti verticali che escono dall’acqua turchese, e Maya Bay , la baia del film The Beach . Va detto che Maya Bay è stata chiusa dal 2018 al 2022 perché il turismo di massa aveva ucciso l’ottanta per cento dei coralli; ha riaperto con regole strette — niente barche dentro la baia, numero chiuso, chiusura totale da agosto a settembre — e non ci si fa il bagno. Sono comunque bellissime, ma sono affollate.
Le Hong Islands e le Four Islands , molto più vicine a Krabi, hanno meno fama e meno gente: lagune interne chiuse dalle rocce, spiagge piccole e la tombolo di Koh Tup, una lingua di sabbia che compare con la bassa marea e collega due isole a piedi. Se dovete sceglierne una sola, per una giornata di mare vera, sono queste.
Le gite si prenotano la sera prima in qualunque agenzia di Ao Nang. Preferite le barche piccole a coda lunga ai grandi speedboat: costano meno, vanno più piano e riescono a entrare dove le altre non vanno. E controllate se la tassa d’ingresso al parco nazionale è compresa: spesso non lo è e la chiedono allo sbarco.

| Voce | Costo |
|---|---|
| Volo Bangkok–Chiang Mai | 40-70 euro |
| Volo Chiang Mai–Krabi | 50-90 euro |
| Alloggio, 7 notti (camera media con aria condizionata) | 150-350 euro |
| Ingressi (Grande Palazzo, Wat Pho, Wat Arun, Ayutthaya, templi del nord) circa 2.200 baht, | 58 euro |
| Santuario degli elefanti 2.500-3.000 baht, | 65-80 euro |
| Gita in barca alle isole 800-1.500 baht, | 21-40 euro |
| Trasporti locali (treno per Ayutthaya, songthaew, barche, taxi) | circa 60 euro |
| Pasti, 7 giorni mangiando in strada e ai mercati | 70-140 euro |
| Totale in loco | circa 550-900 euro a persona |
Cifre di riferimento a settembre 2026, volo intercontinentale escluso. Si paga in baht , cambio attorno ai 38 per euro. La Thailandia si adatta a qualunque budget: la stessa settimana si fa con 400 euro dormendo in guesthouse e mangiando solo in strada, o con 2.000 in resort. Le voci che non si comprimono sono i voli interni — che però costano metà se prenotati con un mese di anticipo — e il santuario degli elefanti. I contanti servono : nei mercati e sui songthaew la carta non si usa, e conviene prelevare al bancomat (commissione fissa di 220 baht a operazione, quindi meglio prelievi grossi e radi).
Basta per tre assaggi : la capitale, il nord e il mare del sud. Non basta per conoscere il paese, e comporta due voli interni. Se avete solo sette giorni e volete stare più fermi, l’alternativa onesta è Bangkok più un solo altro posto : tre notti in città e quattro al mare, oppure tre e quattro nel nord.
In una settimana servono. Bangkok–Chiang Mai in treno notturno è un’esperienza bellissima ma sono dodici ore ; scendere fino a Krabi sono altre quindici. I voli interni costano 40-90 euro e si prenotano sui vettori locali. Se aveste due settimane, il treno notturno per Chiang Mai varrebbe la pena: cuccette pulite, tende, e il risveglio nelle risaie.
Da novembre a febbraio : stagione secca, temperature più sopportabili, mare calmo su entrambe le coste. Da marzo a maggio fa molto caldo (fino a 40 gradi) e il nord ha il problema dei fuochi agricoli. Da giugno a ottobre è la stagione delle piogge: costa molto meno, è verdissimo, e la pioggia arriva a rovesci brevi — ma sul mare delle Andamane il mare può essere mosso e alcune gite saltano.
Spalle e ginocchia coperte , uomini compresi: niente canottiere, niente pantaloncini corti, niente vestiti trasparenti. Le scarpe si tolgono prima di entrare negli edifici (comodo avere calzini e scarpe che si sfilano in fretta). Non si punta mai la pianta dei piedi verso un’immagine del Buddha: ci si siede con le gambe piegate di lato. Al Grande Palazzo prestano un pareo all’ingresso, negli altri templi non sempre.
Le due classiche sono il «tempio chiuso oggi» davanti al Grande Palazzo, che finisce in un negozio di gioielli, e il tassametro rotto : nei taxi di Bangkok si chiede «meter, please» , e se il conducente rifiuta si scende e se ne prende un altro. Per i tuk-tuk il prezzo si concorda prima. Sono truffe da poche decine di euro, non c’è pericolo fisico: la Thailandia è un paese sicuro per chi viaggia.
No. Si beve acqua in bottiglia , che costa 10-15 baht e si trova ovunque; molti alberghi hanno erogatori per riempire la borraccia. Il ghiaccio nei locali è invece sicuro: in Thailandia si produce industrialmente con acqua depurata, e i cilindri col buco al centro che si vedono nei bicchieri sono quelli. Sul cibo di strada: mangiate dove c’è ricambio, cioè dove c’è fila.
Con un tenore medio, 50-80 euro al giorno a persona compreso l’alloggio. Mangiando in strada si sta sotto: un piatto costa 50-80 baht, cioè un euro e mezzo o due. Le voci più care sono i voli interni, il santuario degli elefanti e le gite in barca. Servono contanti per mercati e trasporti locali.
Perché l’addestramento che rende un elefante cavalcabile si chiama phajaan e consiste nel separare il cucciolo dalla madre, immobilizzarlo e privarlo di sonno e cibo finché non cede; e perché la colonna vertebrale dell’elefante non è fatta per portare pesi sul dorso. Nei santuari veri gli animali stanno in branco, si osservano e si cammina accanto a loro, ma non si sale e non ci sono spettacoli. Se un posto offre cavalcate o esibizioni, non è un santuario.
Per i cittadini italiani no, per soggiorni turistici brevi: si entra con l’ esenzione dal visto presentando il passaporto valido almeno sei mesi e un biglietto di ritorno. Le regole sulla durata sono cambiate più volte negli ultimi anni: verificate sul sito dell’ambasciata prima di partire, insieme all’eventuale modulo di ingresso digitale.
Nessuna obbligatoria per l’ingresso. Sono in genere raccomandate epatite A e tifo, e vale la pena parlare con un centro di medicina dei viaggi almeno un mese prima. La malaria non è un problema nelle zone di questo itinerario; la dengue sì, ed è trasmessa da una zanzara che punge di giorno: un repellente serve davvero. E fate un’ assicurazione sanitaria : le cure private in Thailandia sono ottime ma si pagano.
Mettere troppe tappe. La Thailandia è lunga milleseicento chilometri e ogni spostamento costa mezza giornata: chi in sette giorni prova a fare Bangkok, il nord, il golfo e le Andamane finisce per passare più tempo in aeroporto che in Thailandia. Il secondo errore è sottovalutare il caldo : si vede molto di più alzandosi alle sei e riposando all’ora di pranzo che tenendo duro tutto il giorno.
Setembro 22, 2026