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China em 3 semanas: Pingyao, Zhangjiajie, Hangzhou e Hong Kong além do roteiro clássico

Tre settimane in Cina sono la stessa spina dorsale di due — Pechino, Xi’an, Chengdu, Guilin, Shanghai — con quattro innesti che cambiano il senso del viaggio. Pingyao è una città Ming intera dentro le sue mura, l’unico posto in cui si vede com’era una città cinese prima del Novecento. Zhangjiajie sono migliaia di pilastri di arenaria che escono dalla foresta, il paesaggio che ha ispirato le montagne fluttuanti di Avatar . Hangzhou ha il lago su cui i poeti cinesi scrivono da mille anni. E Hong Kong chiude il viaggio con la stessa lingua e un altro mondo. La settimana in più non serve a vedere di più: serve a capire quanto la Cina non sia una cosa sola.

In sintesi

  • Durata · 21 giorni pieni
  • Percorso · Pechino (4) → Pingyao (2) → Xi’an (2) → Chengdu (2) → Zhangjiajie (3) → Guilin e Yangshuo (2) → Hangzhou (1) → Shanghai e Suzhou (3) → Hong Kong (2)
  • Spostamenti · cinque tratte in treno veloce, due voli interni
  • Budget · 1.900-3.100 euro a persona in loco, volo intercontinentale escluso
  • Attenzione · Hong Kong è un’altra giurisdizione : valuta diversa, dogana, e il visto cinese a ingresso singolo si consuma uscendo. Serve un visto a doppio ingresso, oppure Hong Kong va messa alla fine
  • Da preparare prima · visto, Alipay o WeChat Pay collegati alla carta, eSIM in roaming
  • Stagione · aprile-maggio o settembre-ottobre , evitando la settimana del 1° ottobre e il capodanno lunare

Il percorso è una grande S: si scende da Pechino verso il centro, si taglia a sud fino a Zhangjiajie e Guilin, si risale sulla costa a Shanghai e si scende di nuovo a Hong Kong. Il treno veloce copre quasi tutto.

Giorni 1-4 — Pechino

4 notti · l’impero, la Muraglia, i vicoli

Uno dei leoni di bronzo davanti ai padiglioni della Città Proibita
Uno dei leoni di bronzo davanti ai padiglioni della Città Proibita · Foto di CEphoto, Uwe Aranas — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La prima settimana è quella dell’itinerario di due settimane, e qui la riassumiamo. Piazza Tiananmen con i suoi quarantaquattro ettari, e oltre la porta la Città Proibita : settecentoventimila metri quadrati costruiti fra il 1406 e il 1420 , residenza di ventiquattro imperatori. Si percorre sull’asse centrale ma la parte migliore sono i cortili laterali; poi si sale sul Jingshan per vederla dall’alto. Si prenota online col passaporto, ed è chiusa il lunedì.

La sala delle preghiere del raccolto, costruita senza un chiodo
La sala delle preghiere del raccolto, costruita nel 1420 senza un chiodo · Foto di HALUK COMERTEL — CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Il Tempio del Cielo , dove l’imperatore pregava per il raccolto in quanto Figlio del Cielo : quattro colonne per le stagioni, dodici per i mesi, dodici per le ore. Andateci alle sette, quando il parco è il salotto degli anziani di Pechino, fra tai chi, opera cantata e mahjong.

Il tratto restaurato di Mutianyu, sulle colline a nord di Pechino
La Grande Muraglia a Mutianyu, il tratto col miglior rapporto fra bellezza e folla · Foto di Francisco Diez — CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

La Grande Muraglia : Mutianyu è il compromesso migliore, Badaling il più affollato, Jinshanling il più bello e quasi vuoto per chi ha una giornata intera. E poi il Palazzo d’Estate con il Lungo Corridoio di settecentoventotto metri e la barca di marmo che non ha mai navigato, e gli hutong , i vicoli fra le case a corte che negli anni Novanta sono stati demoliti a migliaia.

Le tre cose da sistemare prima di partire
1. Il visto. Serve, va chiesto in anticipo al centro visti con itinerario e prenotazioni, e le regole cambiano spesso: verificate quelle aggiornate sul sito ufficiale. Se mettete Hong Kong in mezzo al viaggio serve un visto a doppio ingresso, perché uscire verso Hong Kong consuma l’ingresso singolo.
2. I pagamenti. Si paga tutto con Alipay o WeChat Pay inquadrando un codice. Entrambe accettano carte straniere, ma vanno installate e collegate prima di partire. La carta di credito occidentale funziona quasi solo negli alberghi internazionali.
3. Internet. Google, Maps, WhatsApp e gran parte dei servizi occidentali sono bloccati. La soluzione più semplice è una eSIM in roaming comprata prima: il traffico esce dal paese. Scaricate mappe e traduttore offline, e tenete gli indirizzi in caratteri cinesi.

Giorni 5-6 — Pingyao, la città Ming intera

Treno veloce da Pechino, 3-4 ore · 2 notti · il primo innesto della terza settimana

La cinta muraria Ming di Pingyao, lunga sei chilometri
Le mura di Pingyao: sei chilometri, settantadue torri, del 1370 · Foto di Bairuilong — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Questa è la tappa che giustifica da sola una settimana in più. Pingyao , nello Shanxi, è l’unica città cinese che ha conservato l’intero impianto urbano di epoca Ming e Qing: non un quartiere restaurato, ma le mura complete del 1370 — sei chilometri, settantadue torri, dodici metri di altezza — con dentro quasi quattromila case a corte storiche, le strade originali e la gente che ci abita.

Si è salvata per il motivo più banale: è diventata povera . Nel Novecento, quando le altre città cinesi demolivano per costruire, Pingyao non aveva i soldi per farlo, e negli anni Ottanta un architetto convinse le autorità a proteggerla invece che a modernizzarla. È patrimonio UNESCO dal 1997.

La cosa da capire, camminandoci, è che questa città polverosa e periferica fu per un secolo la capitale finanziaria della Cina . Nel 1823 qui apre la Rishengchang , la prima banca cinese a emettere lettere di credito trasferibili: prima di allora l’argento si spostava fisicamente sui carri, con le scorte armate. Il sistema di Pingyao permise di depositare a Pechino e riscuotere a Canton con un foglio di carta, e per decenni oltre la metà delle rimesse dell’impero passò da qui. Le banche si chiamavano piaohao , ce n’erano una ventina in questa via, e crollarono tutte fra la fine dell’impero e la nascita delle banche moderne. La Rishengchang si visita , con le camere blindate e i codici segreti scritti in poesie.

Il biglietto unico, attorno ai 125 yuan e valido tre giorni, comprende una ventina di siti: le mura, le banche, il tribunale imperiale con le celle e la sala delle udienze, le residenze dei mercanti, i templi. Ma la cosa migliore è camminare la sera, quando i pullman se ne sono andati e restano i lampioni rossi e i vicoli vuoti. Si dorme in una delle case a corte trasformate in locande : letti kang di mattoni, cortile interno, e in inverno un freddo notevole.

A un’ora e mezza ci sono i templi rupestri di Yungang , vicino a Datong: cinquantatré grotte scavate nel V secolo con oltre cinquantamila statue di Buddha, alcune alte diciassette metri. È uno dei tre grandi complessi rupestri cinesi e vale una deviazione se avete un giorno in più.

Giorni 7-8 — Xi’an

Treno veloce da Pingyao, 3 ore · 2 notti

I guerrieri di terracotta nella fossa 1, trovati da un contadino nel 1974
I guerrieri della fossa 1: ottomila figure, e ogni volto è diverso · Foto di Maros M r a z (Maros) — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

L’ esercito di terracotta , trovato nel 1974 da alcuni contadini che scavavano un pozzo: circa ottomila fra soldati, cavalli e carri a grandezza naturale, sepolti da duemiladuecento anni a guardia della tomba di Qin Shi Huang , il primo imperatore. I volti sono tutti diversi, ogni pezzo porta inciso il nome del capo officina, ed erano dipinti a colori vivaci : la lacca cade in pochi minuti a contatto con l’aria, ed è per questo che gran parte del sito non è ancora stata scavata. Il tumulo dell’imperatore non è mai stato aperto, e le analisi del terreno hanno rilevato concentrazioni anomale di mercurio , come raccontano le fonti antiche.

I quattordici chilometri di mura Ming di Xi’an, percorribili in bicicletta
Le mura Ming di Xi’an: quattordici chilometri da percorrere in bicicletta · Foto di Kevinsmithnyc — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Xi’an era Chang’an , capolinea orientale della via della seta e sotto i Tang probabilmente la città più grande e cosmopolita del mondo. Le mura del 1370 sono le più complete rimaste in Cina e si percorrono in bicicletta in un’ora e mezza.

La via del cibo nel quartiere Hui di Xi’an
La via del cibo nel quartiere Hui, abitato da oltre mille anni · Foto di chensiyuan — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il quartiere musulmano è abitato dagli Hui , cinesi musulmani discendenti dai mercanti arabi e persiani della via della seta. La Grande Moschea , fondata nel 742 , non ha né cupole né minareti: è costruita come un tempio cinese, con cortili e padiglioni di legno. La sera le vie sono un mercato del cibo: roujiamo , biang biang noodle , yangrou paomo .

Giorni 9-10 — Chengdu e il Sichuan

Treno veloce da Xi’an, 3-4 ore · 2 notti

Un panda al centro di ricerca di Chengdu
Un panda al centro di Chengdu: arrivate alle 7:30 o li trovate addormentati · Foto di CEphoto, Uwe Aranas — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il centro di ricerca sull’allevamento del panda gigante , nato nel 1987 con sei animali e che ne ha allevati oltre duecento: la specie è passata da in pericolo a vulnerabile nel 2016. Il consiglio è uno: arrivate all’apertura , verso le 7:30, perché mangiano al mattino e poi dormono tutto il giorno.

I 71 metri del Buddha scolpito nella roccia a Leshan
Il Buddha di Leshan: 71 metri, novant’anni di lavoro, finito nell’803 · Foto di Kounosu — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il Buddha gigante di Leshan , la più grande statua di Buddha in pietra del mondo, cominciata nel 713 dal monaco Haitong per calmare le correnti che facevano affondare le barche — e che funzionò davvero, perché la pietra scavata e riversata nel fiume ne cambiò il corso.

Con tre settimane, a Chengdu vale la pena aggiungere una giornata vera in una casa da tè del parco del Popolo o al monastero di Wenshu: si sta seduti un pomeriggio intero con una tazza riempita all’infinito, mentre intorno si gioca a mahjong. È il modo in cui questa città vive, ed è una delle poche cose in Cina che non si possono fare di fretta.

Mangiare in Cina: non è una cucina, sono otto
La differenza fra le regioni è enorme, e in tre settimane si attraversano quasi tutte. A Pechino l’anatra laccata, nata alla corte Ming, tagliata al tavolo e avvolta in cialde sottili. A Xi’an il pane, il montone e le tagliatelle degli Hui. Nel Sichuan il málà: il pepe di Sichuan non brucia, intorpidisce le labbra, e combinato col peperoncino dà una sensazione che in Europa non esiste — mapo tofu, dan dan mian, e l’hotpot, chiedendo il pentolone a due scomparti. A Shanghai i sapori dolci e i xiaolongbao, i ravioli al vapore col brodo dentro, che si mangiano forando prima l’involucro. A Hong Kong il dim sum, che è un pasto della mattina e del primo pomeriggio, non della sera. Due parole utili ovunque: «bu la», non piccante, e «máipán», il conto. E un’app di traduzione con la fotocamera, che inquadra il menu e lo traduce, cambia il viaggio.

Giorni 11-13 — Zhangjiajie, le montagne fluttuanti

Volo da Chengdu, 1h30 · 3 notti · il secondo innesto

I pinnacoli di arenaria del parco di Zhangjiajie
I pinnacoli di arenaria di Zhangjiajie: oltre tremila, alti fino a quattrocento metri · Foto di Kuruman from Tokyo, Japan — CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Il parco forestale nazionale di Zhangjiajie , nell’Hunan, è il primo parco nazionale istituito in Cina, nel 1982 , e fa parte dell’area di Wulingyuan , patrimonio UNESCO. Sono oltre tremila pinnacoli di quarzoarenaria , alcuni alti più di quattrocento metri, larghi pochi metri e coperti di vegetazione fino in cima: si sono formati per l’erosione differenziale di un antico fondale marino sollevato, ed è una formazione geologica rara al mondo.

Quando c’è nebbia — e c’è spesso — le cime emergono da un mare bianco e la base sparisce: da qui viene la fama internazionale del posto, perché il paesaggio ispirò le montagne fluttuanti di Avatar . Uno dei pilastri è stato ufficialmente ribattezzato Avatar Hallelujah Mountain nel 2010, che è una scelta di marketing su cui si può sorridere, ma il posto è straordinario a prescindere dal film.

Serve sapere che è grande : quasi cinquemila ettari, con un biglietto valido più giorni (circa 225 yuan) e una rete di autobus navetta interni. Le cose da non perdere:

  • Yuanjiajie , l’altopiano con la maggiore concentrazione di pilastri e il Ponte del Primo Ponte sotto il Cielo , un arco naturale di roccia.
  • Tianzi Shan , la zona più alta, che con la nebbia dà la vista più famosa del parco.
  • L’ ascensore Bailong , tre ascensori di vetro costruiti contro una parete verticale che salgono 326 metri in meno di due minuti : sono un’attrazione discussa — c’è chi li considera uno scempio in un sito UNESCO — ma risparmiano tre ore di salita.
  • La Valle di Jinbian , che si percorre in piano lungo un torrente e si guarda dal basso, con le scimmie che seguono i visitatori.

Fuori dal parco, a un’ora, c’è il Tianmen Shan , un’altra montagna: ci si sale con la funivia più lunga del mondo (quasi otto chilometri), si cammina su passerelle di vetro appese al vuoto e si arriva alla Porta del Cielo , un’apertura naturale di centotrenta metri nella parete, sotto cui salgono 999 gradini . La strada che porta ai piedi della montagna ha novantanove tornanti in undici chilometri.

Tre notti non sono troppe: il parco chiede almeno due giorni pieni, il Tianmen Shan uno. Portate scarpe da trekking e una giacca: si sta in quota e il tempo cambia in fretta. Aspettatevi molta gente nelle aree principali — è una meta molto amata dai cinesi — e considerate che nella settimana d’oro di ottobre diventa impraticabile.

Giorni 14-15 — Guilin e Yangshuo

Treno veloce da Zhangjiajie, 4-5 ore · 2 notti

I rilievi carsici lungo il fiume Li
Il fiume Li: il tratto di Xingping è stampato sulla banconota da 20 yuan · Foto di chensiyuan — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il paesaggio fra Guilin e Yangshuo è carsismo a torri : colline di calcare che escono verticali dalla pianura, formate in trecento milioni di anni dall’erosione di un antico fondale. È il soggetto della pittura di paesaggio cinese da più di mille anni, e un tratto preciso di questo fiume, quello di Xingping , sta sul retro della banconota da 20 yuan .

La crociera Guilin–Yangshuo dura quattro ore ed è bella ma affollata: l’alternativa è andare in autobus a Xingping e fare un’ora e mezza su una zattera di bambù nel tratto migliore, spendendo una frazione.

Le colline a pan di zucchero attorno a Yangshuo
Le colline attorno a Yangshuo: due chilometri di bicicletta e si è fra le risaie · Foto di lienyuan lee — CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

A Yangshuo bastano due chilometri di bicicletta per lasciarsi alle spalle la via dei bar ed essere fra le risaie con i bufali, lungo il fiume Yulong . Con tre settimane vale la pena aggiungere la deviazione alle terrazze di riso di Longji , la «spina dorsale del drago»: gradoni scavati dal Trecento fino a mille metri di quota, coltivati dalle minoranze Zhuang e Yao , che cambiano completamente con la stagione — specchi d’acqua a maggio, verdi d’estate, oro a settembre.

Giorno 16 — Hangzhou, il lago dei poeti

Treno veloce da Guilin · 1 notte · il terzo innesto

Il Xihu di Hangzhou, con la pagoda Leifeng
Il Lago dell’Ovest: un paesaggio progettato, non naturale · Foto di Louisa Salazar — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il Lago dell’Ovest di Hangzhou è probabilmente il paesaggio più celebrato della cultura cinese: ci sono state scritte sopra poesie per mille anni, e ha fatto da modello a decine di giardini in Cina, in Corea e in Giappone. Marco Polo, che la chiamava Quinsai, la definì «la città più nobile e splendida del mondo». Sotto i Song meridionali , dal 1138, fu la capitale imperiale ed era forse la città più popolosa del pianeta.

Il punto che sfugge a chi ci arriva è che il lago non è naturale nella forma che ha: era una laguna, e da mille anni viene modellato deliberatamente. Le due dighe che lo attraversano sono opera di due poeti-funzionari — la Bai di Bai Juyi, nel IX secolo, e la Su di Su Dongpo, nell’XI — costruite con il fango dragato per bonificarlo. Sono paesaggio e opera pubblica insieme, ed è il motivo per cui l’UNESCO lo ha iscritto come esempio di come un’idea estetica possa modellare un territorio.

Il giro si fa in bicicletta lungo la riva (una decina di chilometri) o in barca. Le cose da vedere: la pagoda Leifeng , ricostruita, legata alla leggenda del Serpente Bianco; il tempio Lingyin , uno dei più grandi monasteri buddhisti cinesi, con le Grotte del Picco Volato e trecento sculture rupestri; e le piantagioni di tè di Longjing sulle colline, dove si produce il pozzo del drago , uno dei tè verdi più pregiati della Cina. In una giornata ci stanno il lago e una delle altre due cose, non entrambe.

Giorni 17-19 — Shanghai e Suzhou

Treno veloce da Hangzhou, 1 ora · 3 notti

Lo skyline di Pudong visto dal Bund
Il Bund guarda Pudong, che nel 1990 erano campi e magazzini · Foto di Daniel Case — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il Bund con i palazzi delle banche costruiti fra il 1890 e il 1930, quando Shanghai era divisa in concessioni straniere dove le leggi cinesi non valevano — il periodo che in Cina si chiama il secolo dell’umiliazione . Di fronte, Pudong , che nel 1990 erano campi : la fotografia di allora, confrontata con lo skyline di oggi, è il documento più efficace di cosa siano stati trent’anni di Cina.

I padiglioni del giardino Yuyuan, del Cinquecento
Il giardino Yu, del 1559: i ponti sono a zig-zag perché gli spiriti vanno dritti · Foto di King of Hearts — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il giardino Yu del 1559 , la ex concessione francese con i platani e le case shikumen , il Museo di Shanghai (gratuito, con i bronzi arcaici) e il Museo storico ebraico di Hongkou, che racconta come fra il 1938 e il 1941 Shanghai fosse l’unico porto al mondo che accoglieva senza visto : ci trovarono rifugio circa ventimila ebrei in fuga dall’Europa.

Il Giardino del Maestro delle Reti, a Suzhou
Il Giardino del Maestro delle Reti: mezzo ettaro costruito per sembrare sconfinato · Foto di Christian Gänshirt — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

A mezz’ora di treno c’è Suzhou , con nove giardini UNESCO. Sono giardini di letterati : composizioni pensate come si compone una poesia, dove ogni finestra inquadra una scena e il percorso non mostra mai tutto insieme. Il Giardino del Maestro delle Reti , mezzo ettaro, è considerato il più riuscito proprio perché è il più piccolo.

I treni: come funzionano
L’alta velocità cinese è 45.000 chilometri di linee costruite in vent’anni, più di tutto il resto del mondo. I biglietti sono nominali e si viaggia col passaporto, che serve anche per entrare in stazione. Presentatevi almeno 45 minuti prima: le stazioni sono grandi come aeroporti, con controllo bagagli e sale d’attesa separate, e l’imbarco chiude 5 minuti prima della partenza — chi arriva dopo non sale, senza eccezioni. La seconda classe basta e avanza. In tre settimane si fanno cinque tratte lunghe in treno e due in aereo: Chengdu–Zhangjiajie e, se serve, il rientro.
Un convoglio CRH della rete ad alta velocità cinese
Un convoglio ad alta velocità: la rete cinese è la più estesa del mondo · Foto di Anna Frodesiak — CC0, via Wikimedia Commons

Giorni 20-21 — Hong Kong

Treno veloce da Shanghai (8 ore) o volo (2h30) · 2 notti · il quarto innesto

Victoria Harbour e i grattacieli di Hong Kong
Victoria Harbour: 7,5 milioni di persone su mille chilometri quadrati · Foto di Diego Delso — CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Hong Kong chiude il viaggio ed è il contrasto più forte di tutte e tre le settimane. Fu colonia britannica dal 1841 al 1997 , restituita alla Cina con la formula «un paese, due sistemi» : mantiene valuta, dogana, sistema giuridico e lingua ufficiale propri — si parla cantonese , non mandarino, e l’inglese è diffusissimo. Dal punto di vista pratico, per chi viaggia, è un altro paese: si passa un confine, si cambia moneta, e Google e WhatsApp funzionano.

Le cose da fare in due giorni:

  • Salire al Victoria Peak con il Peak Tram , la funicolare del 1888 , per la vista sulla baia e sui grattacieli — al tramonto, se si riesce.
  • Attraversare il porto con lo Star Ferry , in funzione dal 1888 : costa pochi dollari di Hong Kong ed è una delle traversate più belle del mondo.
  • Il Big Buddha di Ngong Ping sull’isola di Lantau, 34 metri di bronzo seduti in cima a 268 gradini, raggiungibile con una funivia lunga cinque chilometri e mezzo.
  • Un dim sum vero in una sala rumorosa, la mattina: qui è un pasto del mattino, non della sera.
  • I mercati notturni di Kowloon, il Man Mo Temple con le spirali d’incenso appese al soffitto, e i villaggi di pescatori dei New Territories , che smentiscono l’idea di Hong Kong come sola città verticale: il settanta per cento del territorio è verde e protetto.
Hong Kong e il visto: attenzione
Hong Kong è una giurisdizione separata con dogana propria: uscire dalla Cina continentale per andarci consuma l’ingresso del visto cinese. Se avete un visto a ingresso singolo e Hong Kong è in mezzo al viaggio, non potrete rientrare. Le due soluzioni: chiedere un visto a doppio ingresso, oppure — come in questo itinerario — mettere Hong Kong alla fine e ripartire da lì, cosa che spesso conviene anche per il volo di ritorno. Per Hong Kong in sé gli italiani non hanno bisogno di visto per soggiorni brevi. Verificate sempre le regole aggiornate prima di prenotare.

Quanto costano tre settimane

Voce Costo
Treni veloci (Pechino–Pingyao–Xi’an–Chengdu, Zhangjiajie–Guilin, Guilin–Hangzhou–Shanghai) circa 1.800 yuan, 230 euro
Voli interni (Chengdu–Zhangjiajie, Shanghai–Hong Kong) 150-280 euro
Alloggio, 20 notti 650-1.300 euro (Hong Kong da sola pesa per un quinto)
Ingressi (Pechino, Pingyao, terracotta, panda, Leshan, Zhangjiajie, Hangzhou, giardini) circa 1.500 yuan, 192 euro
Crociera sul fiume Li 220-450 yuan, 28-58 euro
Trasporti urbani e navette dei parchi circa 80 euro
Pasti, 21 giorni 400-750 euro
Totale in loco circa 1.900-3.100 euro a persona

Cifre di riferimento a settembre 2026, volo intercontinentale e visto esclusi. In Cina si paga in yuan (circa 7,8 per euro), a Hong Kong in dollari di Hong Kong (circa 8,4 per euro). Mangiare in Cina costa poco — 30-60 yuan in una trattoria vera — e le metropolitane costano 3-8 yuan; Hong Kong invece è cara quanto una capitale europea, soprattutto per l’alloggio, ed è la voce che alza la media di questo itinerario. Le altre voci alte sono Zhangjiajie (biglietto del parco, navette, funivie) e i trasporti a lunga distanza. Preparate Alipay o WeChat Pay prima di partire : in Cina senza non si compra quasi nulla, mentre a Hong Kong le carte occidentali funzionano normalmente.

Domande frequenti

Cosa cambia fra due e tre settimane in Cina?

La spina dorsale è la stessa; la settimana in più aggiunge quattro cose diverse fra loro : Pingyao , l’unica città cinese rimasta intera com’era in epoca Ming; Zhangjiajie , che è un paesaggio senza equivalenti; Hangzhou , con il lago più celebrato della cultura cinese; e Hong Kong , che è l’altra faccia possibile della stessa civiltà. Serve anche a non correre: con quattordici giorni si cambia città ogni due, e alla fine si è stanchi.

Hong Kong richiede un visto a parte?

Per entrarci no, gli italiani non hanno bisogno di visto per soggiorni turistici brevi. Il problema è l’opposto: uscire dalla Cina continentale verso Hong Kong consuma l’ingresso del visto cinese , perché è una giurisdizione separata con dogana propria. Con un visto a ingresso singolo non si può rientrare. Le soluzioni sono un visto a doppio ingresso o mettere Hong Kong alla fine del viaggio , come in questo itinerario.

Vale la pena Pingyao?

Sì, ed è la tappa che più giustifica la terza settimana. È l’ unica città cinese che ha conservato l’intero impianto urbano Ming e Qing: mura complete del 1370, quasi quattromila case a corte storiche e la gente che ci abita. Si è salvata perché era troppo povera per demolire. Da vedere la Rishengchang , la prima banca cinese a emettere lettere di credito, dalla quale nel primo Ottocento passava oltre metà delle rimesse dell’impero.

Quanti giorni servono per Zhangjiajie?

Almeno due giorni pieni per il parco e uno per il Tianmen Shan , quindi tre notti. Il parco è enorme — quasi cinquemila ettari — e ci si muove con navette interne; il biglietto (circa 225 yuan) vale più giorni. Portate scarpe da trekking e una giacca. Aspettatevi molta gente nelle zone principali: è una meta molto amata dai cinesi, e nella settimana d’oro di ottobre diventa impraticabile.

È vero che Zhangjiajie ha ispirato Avatar ?

È la versione accreditata: i pinnacoli di quarzoarenaria — oltre tremila, alti fino a quattrocento metri — che con la nebbia sembrano galleggiare hanno fornito riferimenti visivi per le montagne fluttuanti del film, e nel 2010 uno dei pilastri è stato ribattezzato con quel nome. È anche un’operazione di marketing; il posto però è straordinario a prescindere, ed era già patrimonio UNESCO dal 1992.

Meglio treno o aereo, con tre settimane?

Treno per tutto quello che sta sotto le sei-sette ore, che in questo itinerario è quasi tutto: arriva in centro, è puntuale e non ha i tempi morti dell’aeroporto. Aereo per Chengdu–Zhangjiajie e per l’ultimo salto a Hong Kong (anche se il treno veloce Shanghai–Hong Kong esiste e impiega otto ore). Ricordate: stazioni grandi come aeroporti, 45 minuti di anticipo , imbarco chiuso cinque minuti prima.

Come si paga, e internet funziona?

In Cina si paga col telefono , con Alipay o WeChat Pay: installateli e collegate la carta prima di partire . Google, Maps, WhatsApp e gran parte dei servizi occidentali sono bloccati : la soluzione più semplice è una eSIM in roaming comprata prima, perché il traffico esce dal paese. A Hong Kong nulla di tutto questo: carte occidentali e internet funzionano normalmente.

Qual è il periodo migliore?

Aprile-maggio o settembre-ottobre . Con tre settimane si attraversano climi molto diversi: Pechino e Pingyao sono secche e fredde d’inverno, il sud e Hong Kong sono caldi e umidi d’estate, e da giugno a settembre la costa meridionale è esposta ai tifoni . Da evitare la settimana d’oro dal 1° ottobre e il capodanno lunare , quando centinaia di milioni di persone viaggiano insieme.

Si parla inglese?

In Cina continentale poco, fuori dagli alberghi internazionali. A Hong Kong molto, perché è lingua ufficiale. Nel continente un’ app di traduzione con la fotocamera , scaricata con i pacchetti offline, cambia il viaggio: traduce i menu inquadrandoli. Tenete gli indirizzi scritti in caratteri cinesi da mostrare ai tassisti.

Quanto si spende in tutto?

Fra 1.900 e 3.100 euro a persona sul posto per ventun giorni, volo intercontinentale e visto esclusi. La Cina continentale è economica su cibo e trasporti urbani; le voci alte sono i trasporti a lunga distanza, il biglietto e le funivie di Zhangjiajie, e soprattutto Hong Kong , dove l’alloggio costa quanto in una capitale europea e che da sola pesa per circa un quinto del budget.

È troppo, come itinerario?

È denso ma non forsennato: nove basi in ventun giorni, con tappe da due o tre notti e nessun trasferimento notturno obbligato. Chi preferisce rallentare può togliere Hangzhou , che è la tappa più breve e la meno indispensabile, e dare una notte in più a Pingyao e una a Shanghai. Chi invece vuole ancora di più, con una quarta settimana può aggiungere lo Yunnan — Lijiang, Dali, la Gola del Salto della Tigre — che è la Cina delle minoranze e delle montagne.

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