Verona è piccola, e chi ci passa un giorno solo lo sa già. Il punto dei tre giorni non è aggiungere monumenti: è che questa città sta al centro di un cerchio molto ricco e molto stretto. A venti minuti di auto cominciano le colline dell’Amarone; a mezz’ora di treno c’è il lago di Garda; a quaranta minuti c’è Mantova, che ha due palazzi dei Gonzaga. Due giorni in città e uno fuori sono la proporzione giusta, e il terzo giorno è quello che si ricorda.
Tre livelli, uno per giornata. Il terzo si allarga a nord verso le vigne e a ovest verso il lago.
4 km · 4 tappe · tutto dentro l’ansa dell’Adige

Il primo giorno è quello che farebbe chiunque abbia una giornata sola: l’asse fra piazza Bra e il Duomo, con tutto quello che ci sta in mezzo.
Tempo 4 ore · Spesa circa 20 € · Da vedere l’Ala e il panorama dalla torre
L’ Arena è del I secolo dopo Cristo , quindi precede il Colosseo, ed è il terzo anfiteatro d’Italia per dimensioni: ci stavano trentamila persone. Del muro esterno resta solo un frammento di quattro arcate, l’ Ala : il resto cadde nel terremoto del 1117 e finì nei palazzi della città.

La differenza rispetto a ogni altro anfiteatro è che non ha mai smesso di funzionare . Dal 10 agosto 1913 , con l’ Aida per il centenario di Verdi, ospita ogni estate il festival lirico: tredicimila spettatori, nessuna amplificazione, e all’inizio dello spettacolo il pubblico accende le candeline.

Da piazza Bra si risale via Mazzini — a metà c’è la Casa di Giulietta , il cui balcone fu montato nel 1936 : cinque minuti nel cortile, che è gratis, e si va avanti — fino a piazza delle Erbe , che sta sopra il foro romano e ne ha la forma. La fontana della Madonna Verona è del 1368 ma la statua è romana , del IV secolo, riadattata mille anni dopo.
Dalla piazza si sale sulla Torre dei Lamberti , ottantaquattro metri, con l’ascensore o i 368 gradini: da lassù si capisce la pianta della città, l’ansa del fiume e la posizione dell’Arena.
Tempo 4 ore · Spesa circa 8 € · Spostamenti tutti sotto i cinque minuti

Sotto l’ Arco della Costa — da cui pende una costola di balena che nessuno sa spiegare — si passa in piazza dei Signori , raccolta e silenziosa, chiusa dagli edifici di governo. Al centro la statua di Dante : cacciato da Firenze, fu ospitato qui da Cangrande della Scala , e nel Paradiso chiama Verona «lo primo tuo refugio e ’l primo ostello».

Accanto, dentro un recinto di ferro battuto con il motivo della scala, le Arche Scaligere : le tombe dei signori trecenteschi, sospese in aria sotto baldacchini gotici con le statue equestri in cima. Quella di Cangrande , sopra il portale, è una copia: l’originale sta a Castelvecchio ed è la tappa di domani.
Sant’Anastasia è la chiesa più grande della città. All’ingresso ci sono i gobbi , due statue piegate sotto le acquasantiere; in alto, in una cappella, il San Giorgio e la principessa del Pisanello , gotico internazionale al suo massimo. Il Duomo , cinque minuti più su, ha il portale romanico di Nicolò e un’ Assunta di Tiziano nella prima cappella a sinistra.
6 km · 4 tappe · la mattina a ovest, il pomeriggio oltre il fiume
Tempo 4 ore · Spesa circa 13 € · Castelvecchio chiuso il lunedì mattina

Castelvecchio fu costruito da Cangrande II fra il 1354 e il 1376, e non serviva a difendersi dai nemici esterni: serviva a difendersi dai veronesi, con il Ponte Scaligero merlato che permetteva alla famiglia di fuggire verso nord. Nel 1945 i tedeschi in ritirata lo fecero saltare; fu ricostruito ripescando le pietre dal fondo dell’Adige e rimontandole nell’ordine originale.
Dentro c’è il museo, con Mantegna, Bellini, Veronese e Tintoretto. Ma la ragione vera per entrare è l’ allestimento di Carlo Scarpa , realizzato fra il 1958 e il 1964 : Scarpa ricostruì l’interno lasciando a vista le stratificazioni delle epoche, sospese le opere su supporti di ferro e cemento, aprì passaggi imprevisti. È considerato uno dei capolavori della museografia del Novecento e lo vengono a studiare gli architetti di tutto il mondo. Il punto più celebre è la statua equestre di Cangrande messa su una mensola di cemento a sbalzo sopra il vuoto, all’aperto: il cavaliere sorride, e nessuno ha mai capito perché.

Un chilometro più a ovest sta San Zeno Maggiore , che è la cosa migliore di Verona dopo l’Arena e che quasi nessun visitatore in giornata raggiunge. La facciata in tufo dorato ha il rosone di Brioloto chiamato la Ruota della Fortuna , con sei figure umane che salgono e scendono attorno al cerchio.
Le porte di bronzo sono quarantotto formelle fuse fra l’XI e il XII secolo, con scene bibliche e miracoli del santo, di una rozzezza espressiva che le rende indimenticabili: non sono eleganti e non vogliono esserlo. Dentro, sull’altare maggiore, il trittico di Mantegna del 1459 — le tre tavole della predella furono portate via da Napoleone e non sono mai tornate: due sono al Louvre, una a Tours. E nella navata destra, un san Zeno che sorride , cosa rarissima nel romanico.
Tempo 4 ore · Spesa circa 12 € · Il tramonto da Castel San Pietro

Si attraversa il Ponte Pietra , il più antico della città: le due arcate verso la riva sinistra sono romane , del I secolo avanti Cristo, le altre furono rifatte più tardi, e si vede a occhio nudo. Anche questo fu fatto saltare nel 1945 e ricostruito ripescando i blocchi dal fiume.

Sulla riva sinistra, addossato alla collina, il Teatro Romano del I secolo avanti Cristo, rimasto sepolto sotto le case per secoli e riportato alla luce nell’Ottocento da un privato che comprò l’intero quartiere per demolirlo. Sopra la cavea, un ex convento ospita il Museo Archeologico . D’estate ci si tiene l’ Estate Teatrale Veronese : Shakespeare recitato dentro un teatro romano.

Dieci minuti più a est, il Giardino Giusti è uno dei giardini all’italiana meglio conservati d’Europa, disegnato nel Cinquecento: un viale di cipressi altissimi sale verso la collina fino a un mascherone di pietra che sputa fuoco durante le feste, e da lì si guarda la città. Goethe ci passò nel 1786 e nel Viaggio in Italia ne parla; anche Mozart lo visitò.

Si chiude salendo a Castel San Pietro , per la scalinata o con la funicolare riaperta nel 2017. La terrazza è il punto da cui si vede Verona intera con l’ansa dell’Adige e i ponti. Al tramonto la pietra della città diventa rosa.
Una giornata intera · le cantine a 20 minuti, Sirmione a 40, Mantova a 45
Verona sta al centro di un cerchio stretto e ricco, e il terzo giorno serve a usarlo. Tre direzioni, tre giornate molto diverse: la Valpolicella se vi interessa il vino, il lago di Garda se volete acqua e passeggiate, Mantova se preferite un’altra città d’arte.
Viaggio 20-30 minuti in auto · Visita in cantina 20-40 € · Su prenotazione , sempre

A nord della città cominciano subito le colline della Valpolicella , e la ragione per andarci è capire come si fa un vino che non somiglia a nessun altro. L’ Amarone nasce dall’ appassimento : le uve vengono raccolte e messe a riposare su graticci o in cassette per tre o quattro mesi, perdono metà del peso in acqua, e solo allora si pigiano. Ne esce un vino da quindici o sedici gradi, concentrato, che invecchia decenni.
Le fruttaie , le stanze dove l’uva appassisce, sono la cosa da chiedere di vedere: se ci capitate fra ottobre e gennaio le trovate piene, ed è uno spettacolo che non si vede altrove. Dallo stesso procedimento nasce il Recioto , la versione dolce, che è il vino più antico della zona.
Le cantine visitabili sono decine, da grandi nomi a produttori familiari, e la visita si prenota sempre: costa fra i venti e i quaranta euro con la degustazione. In auto ricordate che chi guida non beve ; molte cantine offrono sputacchiera e acqua senza fare storie. Senza auto ci sono tour organizzati che partono da Verona, ed è la soluzione più sensata.
Nella stessa zona ci sono anche cose da vedere senza bere: la Pieve di San Giorgio di Valpolicella , romanica, con il chiostro e la vista sulla valle, e le ville venete sparse fra i vigneti.
Viaggio 30 minuti di treno fino a Peschiera · Grotte di Catullo circa 8 € · D’estate molto affollato
Il Garda è il più grande lago italiano e la sponda veronese è a mezz’ora: Peschiera del Garda ha la stazione sulla linea Milano-Venezia ed è a sua volta patrimonio UNESCO per le sue fortificazioni veneziane.
Da Peschiera si prende un battello o un autobus per Sirmione , che sta in fondo a una penisola lunga quattro chilometri e si entra passando sul ponte levatoio del castello scaligero , circondato dall’acqua. In punta all’isola ci sono le Grotte di Catullo , che non sono grotte ma i resti di una grande villa romana del I secolo, fra gli ulivi e con il lago tutto attorno: è la villa romana meglio conservata dell’Italia settentrionale.
Le altre soste della sponda veronese sono Lazise , con le mura scaligere sull’acqua, Bardolino , che dà il nome al vino, e Malcesine più a nord, da cui una funivia rotante sale sul Monte Baldo a 1.760 metri.
Avvertenza: da giugno ad agosto Sirmione è affollatissima e i battelli si riempiono. In primavera e in autunno è un’altra cosa.
Viaggio 45 minuti di treno · Palazzo Ducale circa 15 € · Chiuso il lunedì
Se preferite un’altra città d’arte, Mantova è a tre quarti d’ora ed è patrimonio UNESCO. Circondata su tre lati da laghi artificiali, fu la capitale dei Gonzaga , e i Gonzaga hanno lasciato due cose che valgono il viaggio da sole.
Nel Palazzo Ducale , che è una città dentro la città con cinquecento stanze, c’è la Camera degli Sposi di Mantegna : una stanza interamente dipinta, con la corte ritratta dal vero e un finto oculo sul soffitto da cui si affacciano puttini e serve, che è il primo sotto in su della storia della pittura. Le visite sono contingentate a pochi minuti.
Fuori dal centro, Palazzo Te è la villa di piacere costruita da Giulio Romano per Federico II Gonzaga: nella Sala dei Giganti l’affresco copre pareti e soffitto senza soluzione di continuità, e raffigura crollo e rovina in modo così avvolgente che chi entra si sente addosso il peso delle pietre.
Conviene stare dentro l’ansa dell’Adige , nel quadrilatero fra piazza Bra, piazza delle Erbe e il fiume: tutto è a piedi e la sera si rientra a piedi da qualsiasi cena.
La zona di piazza Bra è la più comoda e la più cara, e d’estate è rumorosa nelle sere di spettacolo. Veronetta , sulla riva sinistra oltre il Ponte Pietra, è il quartiere universitario: costa meno, ha osterie vere e si è comunque a dieci minuti dal centro. Vicino alla stazione di Porta Nuova i prezzi calano ed è comodo se il terzo giorno prendete il treno.
Due periodi da tenere d’occhio: la stagione lirica , da giugno a settembre, e Vinitaly ad aprile, quando gli alberghi si riempiono e i prezzi salgono molto. Anche Verona in Love , attorno a San Valentino, riempie la città.
| Voce | Costo indicativo |
|---|---|
| Arena, visita diurna | circa 12 € |
| Torre dei Lamberti con ascensore | circa 8 € |
| Museo di Castelvecchio | circa 9 € |
| Sant’Anastasia, Duomo, San Zeno | circa 4 € ciascuna |
| Teatro Romano e Museo Archeologico | circa 5 € |
| Giardino Giusti | circa 10 € |
| Funicolare per Castel San Pietro | circa 2 € |
| Visita e degustazione in cantina in Valpolicella | 20-40 € |
| Treno per Peschiera del Garda, andata e ritorno | 8-12 € |
| Treno per Mantova, andata e ritorno | 10-14 € |
| Pranzi, tre giorni | 45-75 € |
| Cene, tre giorni | 90-135 € |
| Totale a persona, tre giorni | 190-310 € |
Alloggio escluso. Cifre di riferimento ad agosto 2026: verificate sui siti ufficiali prima di partire. La Verona Card comprende quasi tutti i monumenti cittadini e si ripaga da tre ingressi in su. I biglietti dell’opera in Arena vanno da poche decine di euro in gradinata a diverse centinaia in platea.
Il centro si fa a piedi : sta tutto dentro l’ansa dell’Adige e si attraversa in venti minuti. L’unico mezzo che serve è la funicolare per Castel San Pietro, se non volete la scalinata.
Dalla stazione di Porta Nuova a piazza Bra sono venti minuti a piedi o pochi minuti di autobus; il biglietto urbano costa attorno a 1,50 €.
Per il terzo giorno: Peschiera del Garda è a mezz’ora di treno sulla linea Milano-Venezia, e da lì partono battelli e autobus per Sirmione e le altre località. Mantova si raggiunge in tre quarti d’ora con i regionali. Per la Valpolicella , invece, serve l’auto oppure un tour organizzato: i mezzi pubblici fra una cantina e l’altra non esistono.
In treno Verona è a un’ora e dieci da Milano e da Venezia, un’ora da Bologna, un’ora da Trento. L’aeroporto Catullo è a dieci chilometri, con navetta per la stazione.
No, se il terzo si usa per uscire. Il centro sta in una giornata; la seconda serve a Castelvecchio con l’allestimento di Carlo Scarpa, a San Zeno e alla riva sinistra con il Teatro Romano e il Giardino Giusti; la terza rende molto di più spesa in Valpolicella, sul lago di Garda o a Mantova.
La Valpolicella se vi interessa il vino: le cantine dell’Amarone sono a venti minuti, ma serve l’auto o un tour organizzato e la visita va prenotata. Il lago di Garda se volete acqua e passeggiate: Peschiera è a mezz’ora di treno e da lì si raggiunge Sirmione con il castello scaligero e le Grotte di Catullo. Mantova se preferite un’altra città d’arte: tre quarti d’ora di treno, la Camera degli Sposi di Mantegna e Palazzo Te.
Nasce dall’appassimento: le uve riposano su graticci per tre o quattro mesi prima della pigiatura, perdono metà del peso in acqua e danno un vino da quindici o sedici gradi che invecchia decenni. Se visitate una cantina, chiedete di vedere le fruttaie, le stanze dove l’uva appassisce: fra ottobre e gennaio sono piene ed è uno spettacolo che non si vede altrove.
Fra 190 e 310 euro a persona per tre giorni senza l’alloggio, gita fuori porta compresa. La Verona Card copre quasi tutti i monumenti cittadini e si ripaga da tre ingressi in su. Piazza delle Erbe, piazza dei Signori, le Arche, i ponti e il panorama da Castel San Pietro sono gratuiti.
Per l’allestimento museale realizzato da Carlo Scarpa fra il 1958 e il 1964, considerato uno dei capolavori della museografia del Novecento: Scarpa lasciò a vista le stratificazioni delle epoche invece di nasconderle, sospese le opere su supporti di ferro e cemento e aprì percorsi imprevisti. Il punto più celebre è la statua equestre di Cangrande su una mensola a sbalzo sopra il vuoto.
Sì, ed è un’esperienza che non si ripete altrove: tredicimila spettatori in un anfiteatro del I secolo, nessuna amplificazione, e le candeline accese dal pubblico quando si spengono le luci. Il festival va avanti dal 1913. I posti in gradinata costano poche decine di euro ma si sta seduti sulla pietra: portate un cuscino, o affittatelo all’ingresso.
Dentro l’ansa dell’Adige, fra piazza Bra e piazza delle Erbe: tutto è a piedi. Piazza Bra è la zona più comoda e più cara, rumorosa nelle sere di opera. Veronetta, oltre il Ponte Pietra, è il quartiere universitario: costa meno, ha osterie vere ed è a dieci minuti dal centro. Attenzione ai prezzi durante Vinitaly ad aprile e la stagione lirica in estate.
Aprile-giugno e settembre-ottobre. L’estate ha l’opera in Arena ma anche caldo e folla, e Sirmione diventa impraticabile. L’autunno coincide con la vendemmia in Valpolicella e con le fruttaie piene. Evitate la settimana di Vinitaly, ad aprile, se non venite per quello.
9月 18, 2026